Depeche Mode

Un concerto extra-terrestre

Sembra venuta dallo spazio, e invece arriva dalla vicinissima Inghilterra la band che approda al Datchforum di Assago questa domenica 19 febbraio. Una sola data non bastava (il 18 febbraio), per i fan dei Depeche Mode, ed ecco che giunge a grande richiesta il secondo live della band, anche questo sold out. Il palazzetto è gremito, saremmo in 10.000, fa un caldo asfissiante che fa a pugni col gelo che ho appena smesso di patire fuori.

Alle 21.00 in punto si spengono le luci: ed è subito tuffo al cuore. Davanti ad un pubblico in visibilio, che sventola una miriade di palloncini verdi (da dove provengono?), Andy Fletcher (tastiere), Dave Gahan (voce) e Martin Gore (chitarra e voce) "atterrano" sul palco come tre alieni, tra una sorta di navicella spaziale a sinistra calata dall'alto, con due occhi rossi infuocati e una scritta "hello" che dà il benvenuto al pubblico, e due postazioni-astronave a destra, per terra, che ospitano le due tastiere. L'inizio è affidato alla prima traccia dell'ultimo album "Playing the Angel", che la band sta portando in tour mondiale: "A pain that I'm used to". I fan già conoscono e cantano. A seguire, un secondo brano contenuto in questo disco, "John the Revelator". I successivi terzo e quarto pezzo però sono vecchi successi: "Question of Time" (1986) e "Policy of Truth" (1990).

Dietro la band sei pannelli mostrano delle immagini in diretta del concerto, primi piani, dettagli, particolari che la distanza e l'eccitazione non consentono di cogliere. Emanano colori acidi, a volte gelidi, a volte raggianti, in un delirio psichedelico. E poi ancora, a raffica, la recente "Precious" (2006), "Walking in My Shoes" (1993), "Suffer Well" e "Damaged People" (2006). Dave Gahan è un vero animale da palco. A petto nudo, non disdegna di mostrare i suoi tatuaggi e la sua prestanza fisica, che si conserva nonostante i 25 anni di presenza sulle scene della band; soprattutto, tormenta l'asta del microfono facendola roteare continuamente. I momenti topici sono però quelli in cui duetta con l'altro leader della band, Martin Gore. In "Home" (1997), questi si sfila la cuffia nera, con tanto di codine e crestone centrale, rivelando la sua chioma bionda spettinata e la sua identità e facendo letteralmente esplodere il pubblico, in particolare quando si volta di spalle e mette in mostra le due belle alette nere attaccate alla schiena.

A seguire, "I Want It All" e "The Sinner in Me" (2006). Il finale, prima dei bis, è interamente dedicato al passato: "I Feel You" (1993), "Behind the Wheel" (1988), "World in My Eyes" (1990), "Personal Jesus" (1989), "Enjoy the Silence" (1990). Sono già le 22.30 e siamo arrivati ai primi bis, tutti appartenenti alla fase elettro-pop della band. "Shake the Disease" (1985), "Just Can't Get Enough" (1981), "Everything Counts" (1983), infatti, fanno scatenare i fan (il target è sui 30 anni e più). Il gran finale, dopo che son ritornati sul palco per la seconda volta, è all'insegna di "Never Let Me Down Again" (1987) e di "Goodnight Lovers" (2001), cantata da Dave Gahan e Martin Gore insieme, che strappano applausi a scena aperta. Si baciano, si inchinano al pubblico, si beano del successo della loro performance. Colmi di note, immagini e sensazioni diverse, lentamente, come tante formiche ci dirigiamo verso l'uscita. Con un sorriso contagioso.

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