Recensione concerto Luco Dalla e Francesco De Gregori

Dalla e De Gregori, reunion work in progress

I due cantautori tornano assieme agli Arcimboldi e cantano la gloria della musica italiana

La reunion di Lucio Dalla e Francesco De Gregori sarà pure un (Duemiladieci) Work in progress, ma dell'iconoclasta tournée di Banana Republic non ha quasi niente, se non la presenza sullo stesso palco dei due cantautori. Persino il burbero De Gregori – lo scontroso Dylan nostrano – si è addolcito e si rivolge più spesso al pubblico: "Siamo contenti di tornare agli Arcimboldi e ripartire da qui con altre date. Si vede che Milano ci ha portato fortuna".

IL SALOTTO DELLA MUSICA ITALIANA - Chi si aspetta la cornice grezza e garagista del '79, si ritroverà un'atmosfera salottiera infiltrata in una scaletta nobile ed equilibrata, che celebra due monumenti della musica italiana. Provate a mettere in fila evergreen come Tutta la vita, Nuvolari, Anna e Marco, La leva calcistica della classe ‘68,Alice, Buonanotte Fiorellino e vedete se non è così. Scusate l'insistenza allora: un work in progress, un remake di Banana Republic o semplicemente una  "celebration" troppo conformista? La risposta la lasciamo al pubblico, che racimola pochi graffi in giro, nonostante De Gregori non ometta Viva l’Italia e l’Agnello di Dio.

WORK IN PROGRESS - Benvenuto il ritorno di Dalla ai fiati; altamente poetiche le esecuzioni di La donna cannone e Caruso; giocherellone e guarnito di complicità il duetto su Gigolò, la cover che ha fatto il giro del mondo sotto le sembianze di Just a Gigolò. Due ore rilassanti di buona musica, ma con il solito intervallo "guastafeste" di venti minuti che mette in pericolo la carica dell’happening. Fuori luogo il monologo di Marco Alemanno, di cui avremmo potuto fare a meno, perché imprigionato in quella furfante teatralità che lascia indifferenti.  Applausi meritati e bis concessi per un concerto che varrebbe la pena rivedere.

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