Cristiano De Andrè canta Fabrizio De Andrè

Musica

Cristiano De Andrè canta Faber

Un live suggestivo fatto di canzoni, testimonianze, ricordi del figlio del più grande cantautore italiano

Il pericolo c'era di farsi prendere dalla nostalgia: andare ad ascoltare Cristiano De Andrè che canta le canzoni di Fabrizio e avere la sensazione che il più grande cantautore italiano fosse ancora lì, sul palco del teatro Smeraldo, nascosto negli idiomi genovesi di Megun Megun o 'A Cimma. La regia di Pepi Morgia ci ha messo il suo, tirando in ballo qualche gioco di luce così suggestivo da confondere lo spettatore: "il figlio" che canta "il padre" attraverso la spiritualità della musica.

Sì, perchè nelle due ore di live di De Andrè canta De Andrè i testi e le musiche diventano spiritual, ritoccate nella modernità degli arrangiamenti, vissute con il giusto equilibrio emotivo e con una saggia premessa di Cristiano: "Questo non è un tributo, ma una testimonianza del rapporto con mio padre. Col tempo il dolore va via, resta la cicatrice, ma il ricordo prevale su tutto". La poesia di Ho visto Nina volare perseguita fino allo sfinimento la protesta di Don Raffaè,  l'utopia di Se ti tagliassero a pezzetti, il romanticismo soffuso di Verranno a chiederti del nostro amore, il fatto di cronaca che evapora di La canzone di Marinella. Fabrizio De Andrè riappare in uno stile rock grintoso tra la storia dell'omosessuale Andrea e le fratture di Amico fragile, mentre l'ombra degli strepitosi arrangiamenti della PFM tornano nel bis con Bocca di Rosa e il Pescatore.

Un bel (r)incontro per tornare a volare e sognare con la grande musica italiana, che non è quella dei talent show, ma il dono dei poeti musicanti che mettono in fuga noi, Anime Salve
© Copyright Milanodabere.it - Tutti i diritti riservati