Musica

Concerto Grosso - The Seven Seasons

I New Trolls tornano sulla cresta dell'onda con un nuovo album tra vecchie memorie e nuovi risvolti

I New Trolls ci riprovano prolungando le emozioni sonore di Concerto Grosso, che adesso diventa The Seven Seasons con i testi in inglese di Shapiro.

IL CONCEPT ALBUM - Ci sono album che hanno lasciato il segno. Tra i concept album, ovvero quei dischi che avevano un unico tema come filo conduttore, anche l'industria discografica italiana ha dato il suo contributo. Guardando al progressive, l'orecchio tende ad una pietra miliare del genere: Concerto Grosso dei New Trolls. Un'opera complessa e zeppa di stimoli, in bilico tra musica progressive e classica, che già dal termine richiama le sonorità della musica barocca. Guardando oltralpe e oltreoceano c'era materiale stimolante, ma forse il limite della nostra discografia restava la lingua. L'italiano era cantato nella canzone melodica, ma altri generi come il progressive volevano l'inglese.

THE SEVEN SEASONS - I due fondatori storici dei New Trolls, Vittorio Scalzi e Nico Di Paola, si sono riuniti per dare un prosieguo alle atmosfere di quell'album. Concerto Grosso – The Seven Seasons (Aereostella/Edel) è un album emozionante, che senza alcun paragone con lo storico album del 1971, riesce comunque a trasmettere i nuovi percorsi adottati da Scalzi. "Ci ha riuniti la voglia di creare a quattro mani - ci spiegano Vittorio e Nico - scambiarci quella musicalità che ha entusiasmato il pubblico per due decadi ed il desiderio di aggiungere un nuovo capitolo al loro percorso artistico. Non si tratta di una semplice reunion, ma di un progetto preciso ed affascinante, che ha già avuto un'appendice internazionale".

TRAIETTORIE LIBERE - Nonostante dietro al progetto non ci sia più il compianto produttore Sergio Bardotti e dietro l'orchestra manchi la regalità del maestro argentino Luis Bacalov, The Seven Seasons rimette in gioco il rock, la melodia e il progressive. Il legame con gli anni Settanta si cela dietro l'apertura di Knowledge, il romanticismo saltella nella melodiosa Dance with the Rain, mentre le sonorità tipiche della band genovese fluttuano in Testament of Time. Ascoltando le tracce si scorge una velata interiorità che scavalca l'intento degli autori: riflettere, cantare le stagioni della vita, dove il tempo esterno si unisce in un atto folgorante a quello interno. Una scommessa produttiva che ha un suo significato, in un mercato discografico che spesso non vuole più puntare sugli artisti di ieri. Il passato non sempre ha odore di memoria, ma può avere persino risvolti stimolanti nella direzione del domani. Arstisticamente parlando, qui ci sono segnali positivi. 

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