Buena Vista Social Club

Per una notte Milano riecheggia le note della Bodeguita del Medio scandendo salse e cha cha cha

Ci si guarda intorno all'Alcatraz, in quei 40 minuti di attesa prima che i Buena Vista Social Club, salgano sul palco per imbracciare i loro strumenti: si incrociano facce dai tratti nordici e pelli scure e giungono all'orecchio accenti inglesi o spagnoli. Il locale è pieno solo a metà e nel mezzo del concerto della big band afro cubana viene da pensare che sia proprio un peccato. E dire che il latino americano spopola da anni a questa parte, ci si aspettava forse qualche spettatore in più, che la gente abbia già dimenticato il gruppo filmato dal bel documetario di Wim Wenders?  

LASSU' QUALCUNO CI GUARDA - I Buena Vista Social Club continuano a riunire il meglio che Cuba sa dare dal punto di vista musicale, anche dopo la dipartita di Compay Segundo e Ibrahim Ferrer, impegnati - attualmente e nei secoli a venire - in una tournée "celestiale". Alla perizia strumentale dei 12 elementi del gruppo si unisce la capacità di trasmettere un calore che sa infiammare il ritmo non solo nei piedi dei ballerini esperti, che pure si scatenano tra una salsa e un cha cha cha, ma anche dei profani del latino americano.

LA COMPAGNIA DI JESUS - Tra Candela e Dos Gardenias, i Buena Vista sono un piacere anche per gli occhi, impeccabili nei loro completi color crema o argento, dietro il trombone di  Jesus Aguajé Ramos o il laud di Barbarito Torres, che dà spettacolo lanciandosi in virtuosismi da lasciare a bocca aperta. Uno scroscio di applausi accompagna gli assolo dei musicisti, a partire da una delle colonne storiche del gruppo: Israel "Cachao" Lòpez, maestro del contrabbasso che dall'alto dei suoi novantanni dimostra il potere "antiossidante" della musica. Vederlo lasciare il palco a fine concerto accompagnato mano nella mano dai comppagni e poi rientrare per il bis di Candela, suscita grande tenerezza e gratitudine per le emozioni e la gioia che ci ha trasmesso in una gelida serata di novembre. E poco importa se all'uscita del locale ci si imbatte in quelli di Critical Mass che ti bloccano nel traffico per altri quaranta minuti. Nelle orecchie e nei piedi c'è ancora un po' di salsa.

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