Berlin Live con Lou Reed

Standing Ovation per l'ex Velvet agli Arcimboldi, asso nella manica in chiusura della Milanesiana 2007

La Milanesiana chiude in bellezza con il concerto di Lou Reed al Teatro degli Arcimboldi. Il suo Berlin Live lascia entusiasta la platea milanese.

LOU REED IS BACK - Finché hai tempo di scavare tra i concept album della storia della musica, è automatico finire tra le grinfie di Berlin, il primo album da solista di Lou Reed. Siamo nel 1973 e in questo disco l'ex Velvet si muove come un corsaro tra punk, nichilismo e un'aggressione rabbiosa che fa tremare lo squilibrio dell'impianto musicale di quegli anni. Chissà se il pubblico degli Arcimboldi, che si è gustato dal vivo lo storico album in 85 minuti tutti di un fiato, si è ancora scandalizzato di fronte ai temi affrontati dall'irriverente mister Lou: una love story di due tossici finita in tragedia. 

BERLIN - I protagonisti di questo concerto, esecuzione dal vivo di un LP-manifesto, sono Jim e Caroline, e sullo sfondo c'è la città di Berlino con le sue inguaribili contraddizioni e divisioni che si tirano dietro la storia, in un una sequenza di immagini che evoca molto l'era psichedelica. Lou Reed torna a raccontare una piccola tragedia, tra Caroline che corre a rinchiudersi in bagno, e Jim che si sente impotente quando le portano via i bambini. La disperazione cantata nel tragico finale The Kids presagisce la morte, e qui il nichilismo accennato dal sessantacinquenne americano è ancora più marcato di quanto non lo fosse 34 anni fa.

INPNOSI COLLETTIVA - Lungo il concerto tornano le esplosioni rock che sono ipnotizzate dal punk con quel pessimismo inevitabile da pagina letteraria. Così se un brano come Lady Day incornicia il malessere della vita che passa, Men of Good Fortune è una spietata radiografia del fato rispetto al destino degli uomini. Perché poi Caroline Says I e II non sono altro che due parti di un lungo flusso di coscienza, di pensieri sparsi, di speranze perdute. L'atmosfera diventa intensa perché l'ex Velvet è accompagnato sul palco degli Arcimboldi da un ensemble di trenta elementi. Oltre alla sua fidatissima band (il chitarrista Steve Hunter, il tastierista Rupert Christie, la cantante Sharon Jones, il batterista Tony Smith, i bassisti Fernando Saunders e Rob Wasserman), ci sono una sezione di archi e fiati e il coro di bambini New London Children Choir .

THE END - La psicologia dei testi si impone sullo stato emotivo della composizione musicale, dove "la caduta degli dei", la fine di Jim e Caroline in un tormentato stato che va alla deriva, resta al centro di questo meraviglioso spettacolo, il migliore di questa estate milanese. Taciturno per tutta la performance, Lou Reed parla soltanto prima del bis congedandosi con un semplice "Grazie". Una carrellata di brani della sua carriera sono la sorpresa in chiusura per finire sull'intramontabile Walk on the Wild Side, copertina musicale di una generazione.

© Copyright Milanodabere.it - Tutti i diritti riservati