Musica

Angelo Branduardi

Il Duomo di Milano si illumina con il menestrello milanese che omaggia San Francesco D'Assisi

Il lato oscuro dell'imponente Duomo di Milano si illumina di luce trasversale quando l'altare centrale si tramuta in palcoscenico. La musica incontra la religiosità e così Angelo Branduardi rivive il micro universo di Francesco D'Assisi. Il menestrello milanese, alla sua prima esecuzione in Cattedrale, fa rinascere in musica le parole di quel Santo che è stato il primo grande poeta della letteratura italiana.

Mentre Branduardi strega col suo violino il pubblico che affolla il Duomo, i brani tratti dal coraggioso album "L'infinitamente piccolo" acquistano,  nella soave esecuzione dal vivo di ieri sera, una luminosità compositiva quasi accecante. Si ricompongono i tasselli della vita di quel Santo che, in bilico tra religiosità popolare e secolarismo prepotente, portò una ventata di rivoluzione copernicana all'interno della Chiesa.

Il percorso musicale che Branduardi segue sulle composizioni letterarie di Francesco mettono in evidenza la potenza della semplicità e la forza del miracolo, che abbandonato l'evento straordinario ed inafferrabile, si calano nel quotidiano: così "l'infinito" rinasce "nel piccolo", nella misura millesimale dell'atto che diventa vita. Tuttavia è proprio nella trasparenza e coerenza della composizione branduardiana che serpeggia la grande protesta di Francesco verso l'oscurantismo del potere, la faida tra l'oppressiva sontuosità del latino e la spontaneità del nascente volgare (da cui sarebbe nata la lingua italiana), la voglia di ricominciare a dialogare con "le creature".

Così nell'indimenticabile interpretazione del "Cantico delle creature", Angelo Branduardi testimonia ancora che la musica può accorciare i confini tra razza e religione, che la religiosità può ancora riappropriarsi di spontaneità e spiritualità, che la scommessa di un concerto intenso come quello di ieri sera può serbare ancora riflessioni. Chi ha avuto la fortuna di esserci ha anche capito che il sacro può convivere in certi contesti persino con il profano: così il menestrello milanese, al termine del concerto, ha regalato un elegante ponte musicale sorretto dai due suoi classici, "Alla fiera dell'est" e "La pulce nell'acqua". Il pubblico applaude a lungo e reclama un bis.          

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