A Place to Bury Strangers

Prontuario su come distruggere una Fender Jaguar: il concerto della band newyorchese al Carroponte

Il 22 luglio sul palco del Carroponte arrivano A Place to Bury Strangers, trio newyorchese annoverato come "the loudest band in town". Il fumo c'era, la grinta anche, peccato che si sia concentrata in un breve lasso temporale. Troppo breve per una band con due album all'attivo. L'apparato visuale e la mimica enfatizzano il suono, sporco e distorto, come se fosse il corpo a manipolare la musica. La chitarra è maltrattata all'infinito, vola a mezz'aria, finché non incontra le assa del palco ed esala l'ultima nota.

Anche se i testi sono spesso soffocati nelle note e dal riverbero non si perde granché, la scrittura degli APTBS non eccelle certo per tematiche o ricercatezza formale. Liriche semplici e dirette che raccontano di amori finiti, non corrisposti, un immaginario classico salvato dall'attitudine verso lo strumento. Non attireranno folle immense ma si nota la presenza di un pubblico di qualità che apprezza questa strana creatura figlia del noise rock.

Ad aprire la serata i Samideani, band originaria della bergamasca. Inizialmente il set non decolla e prosegue su vie fin troppo conosciute e battute, vedi alla voce wave britannica.

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