Boogie Night@Orange

Hip hop come trasgressione nel "clan" di via Decembrio

Ogni venerdì all'Orange di via Decembrio c'è la serata Boogie Night. Ci vado il giorno dell'inaugurazione il 13 gennaio e rimango subito molto colpita dalla situazione. Il locale è decisamente pieno, complice l'ingresso libero? 
Scendo di un piano e mi ritrovo nella sala dove c'è la serata, poco illuminata, suggestiva con tutte le candele accese sui tavoli, un po' spoglia, ma rassicurante e accogliente. Anche qui c'è parecchia gente, e mi sembra che si stia veramente divertendo. Il target è piuttosto giovane, ma c'è anche qualche ragazzo più maturo. Ci sono pure dei ragazzi stranieri. L'ambiente è eclettico, colorato come il locale (in cui prevale - ovviamente - l'orange). Già lo conoscevo, ma stasera mi sembra diverso. Più animato.

Mi accosto ad una delle dj, dj Vaitea, e le chiedo: "Perchè Boogie Nights?" "Dall'omonimo film di Anderson. E' un riferimento alla trasgressione, un ritorno ai propri istinti, un invito a vivere la vita (la serata) così come ci si sente.
"La serata apre uno spiraglio nel concetto hip hop attualmente esistente, ritornando al passato. " - aggiunge la seconda dj, Madamedusa - "Il concetto è la controccorrenza, riportare il canale hip hop alla trasgressione, tornare al periodo in cui si era veramente liberi e i canoni erano dettati solo da noi stessi, non dai mass media."

Mi spiegano che il rimando è al Bataclan, locale in piazza Lega Lombarda che adesso non esiste più. Chiedo loro cosa aveva di speciale questo posto e mi spiegano che "anche se uscivi da sola, lì eri sempre sicura di trovare qualcuno che conoscevi, le stesse persone di sempre. In questo senso era un clan, una sorta di famiglia che condivide la stessa musica, che poi però in senso esteso è lo stesso modo di vedere la vita. "
"L'intento" - prosegue Vaitea - "è quello di mettere musica ricercata non da MTV, un hip hop non commerciale. Method Man, Notorius Big, Snoop Dog, Mary J. Blige, ecc. sono musicisti che fanno dischi anche oggi (a parte Notorius che è morto), e vengono messi in discoteca, si sentono anche alle radio. Il nostro desiderio, invece, è quello di recuperare la musica "vecchia" di questi artisti. La serata apre uno spiraglio nel concetto hip hop attualmente esistente, ritornando al passato. "

Aggiunge Madamedusa: "C'è spazio anche per roba nuova, che però non tutti conoscono. Cerchiamo di scoprire le espressioni più originali e di farle conoscere, valorizzarle. La scena milanese è ultra commerciale e dispersiva (nella stessa discoteca ci sono vari stili di musica nelle diverse piste). Noi stiamo cercando di ricostruire il concetto "one place one music".

Le ringrazio. Mi hanno fatto conoscere una realtà a me non troppo nota. Faccio loro i miei complimenti e indico tutta quella gente che ride, balla, si diverte e socializza come la migliore delle risposte ai loro sforzi.

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