Intervista

Intervista a Zeno Cosini

Serialità, casualità ed espressione della propria estetica: rubare le immagini al mondo

L'immagine: vero e proprio fulcro della società contemporanea. Come affermava Guy Debord "lo spettacolo, di cui i mass media sono solo una delle molte espressioni, è il responsabile della perdita da parte del singolo di ogni tipo di individualità, personalità, creatività umane" (cit. La société du spectacle, Buchet/Chastel 1967). Esplorando i volti fotografati nelle notti milanesi da Damaged People questa affermazione sfuma. Certo un grado di protagonismo c'è, ma l'individualità e la personalità non sembrano proprio mancare. Con Zeno Cosini abbiamo parlato di come si svolge in concreto il suo lavoro di fotografo notturno, alla ricerca di immagini e soggetti che non cadano nell'estetica del banale.

Quali sono gli elementi che permettono la riuscita di una foto durante una serata?
"Senza dubbio è necessario avere una certa padronanza dei parametri fondamentali per l'utilizzo di una reflex digitale nonché l'attitudine a interagire con le persone in quel particolare frangente. Una certa componente inerente alla casualità e alla superficialità spesso diventa una scelta produttiva".

Quindi non è così facile come si potrebbe immaginare...
"Sinceramente non so se sembri facile dall'esterno. Fotografare a una serata è un'attività che si svolge in un determinato lasso di tempo adoperando i soggetti che si ha a disposizione, quindi direi che stiamo parlando di difficoltà da non sottovalutare. Si tenta di combinare l'espressione della propria estetica con un certo livello di "serialità". In ogni caso cerco di lasciarmi guidare dall'istinto e scegliere i soggetti in base a un'impulsivo senso di attrazione scaturito dalla scoperta dell'elemento che può distinguere un individuo da un altro e renderlo un personaggio".

Di recente ho letto un articolo su dei fotografi australiani, Hobogestapo, nati come documentatori della nightlife ora aspirano a delle foto più sperimentali. Hai mai pensato di cambiare direzione?
"A mio avviso non è sensato procedere sulla dialettica dell'impegno contro la superficialità, perché si parla semplicemente di due realtà diverse con urgenze produttive diverse. Ogni declinazione professionale della fotografia ha i suoi aspetti peculiari. Penso che le uniche foto che possiamo definire superficiali siano quelle fatte senza il cuore. Mi piace ritrarre le persone nei loro contesti di appartenenza, rubare momenti della loro vita quotidiana e raccontarli per immagini. Questo tipo di produzione circola molto meno sulla rete perché lo reputo personale".

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