Intervista a Rossella Brescia

Una danza tarantolata per affermare la propria indipendenza

La fila sulla scala che conduce al rosso foyer del Teatro Smeraldo è lunga e rumorosa. Semplice e solare posa con disinvoltura ora con il suo "regista del cuore" Luciano Cannito, ora con la stella nascente di Amici, Stefano De Martino. I sorrisi, rubati e volontari, sono tanti. È Rossella Brescia. Ballerina, presentatrice televisiva e conduttrice radio di successo. Aiutata dalla sua "sensibilità" tutta femminile, ci racconta Cassandra, secondo il mito profetessa di sventure, in scena dal 30 marzo al 3 aprile.

Showgirl ma prima ancora ballerina. Cosa regala al pubblico con Cassandra?
"Lo spettacolo è un riadattamento contemporaneo dell'omonima novella della scrittrice tedesca Christa Wolf sulla guerra di Troia. Partendo dal mito classico mette al centro l'indipendenza femminile, valore di cui io mi sento portatrice. Cassandra, nel mito dotata di poteri di chiaroveggenza, diventa una donna capace di emanciparsi e di vivere la sua storia d'amore nonostante sia ostacolata dal padre".

Da Carmen, personaggio che ha interpretato nella scorsa stagione, a Cassandra. Due donne passionali ma tanto diverse. Quale ruolo sente più suo?
"È strano dirlo ma sento più vicina Cassandra. Perché ostenta una bellezza interiore e non esteriore. È sensibile. Introspettiva. La frase:Te l'avevo detto, l'ho pronunciata centinaia di volte. Come del resto, credo, abbiano fatto tutte. Noi donne siamo delle profetesse inascoltate".

È come se avessimo dei superpoteri…
"Non è questione di poteri sovrannaturali ma di sensibilità. Questo spettacolo mi dà la possibilità di scavare dentro di me. Ed è una cosa rara quando fai un lavoro dove è fondamentale esternare…".

Fondamentale oltre la danza…spero.
"Naturalmente oltre la danza".

Il cavallo di Troia è rappresentato da un televisore: la scatola parlante è una trappola per la società odierna?
"Sì. Purtroppo è così. I teatri si spopolano e il governo parla anche di tagli alla cultura. La televisione è un mezzo non un fine. A me ha dato la possibilità di crescere. Ma bisogna saperla usare. Alla fine della performance compio il gesto di spegnere il teleschermo. Per interrompere l'incantesimo. È quasi un paradosso che sia io a farlo per quello che rappresento. Però questo mondo non è tutto malvagio. Anni fa la gente scambiava la parola scenografia per coreografia. Oggi non è più così. Amo la tv ma non tutta. E poi hanno inventato il telecomando. Si può sempre cambiare".

Però i teatri sono vuoti. Quello che "tira" è il nome e non il cosa. Agli spettatori basta, come dice lo stesso Stefano, uno schermo e degli occhialetti in 3D. E, per fare un esempio, ad Amici non avete mai difeso lo spettacolo dal vivo…
"Bisogna fare non parlare. Ed educare al teatro, alla danza, alla cultura".

Spalla comica, ballerina, conduttrice radio. I media sembra gli sperimenti tutti nel suo mestiere. Che rapporto ha con il web?
"Il web è il futuro. È immediato. Come la radio crea un rapporto interattivo con il pubblico".

Pugliese, romana d'adozione, cittadina del mondo. Come vede Milano?
"Mi piace molto. Roma è, tuttavia, la mia casa. È lei che mi ha fatto studiare ed è lei ad essere stata il mio trampolino di lancio".

E sì, si può cambiare. Per fortuna la tecnologia ci ha dotato di uno strumento importantissimo che, grazie a dei tasti, ci dà la possibilità di scegliere. Ma cosa succede se il nostro zapping quotidiano viene telecomandato?

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