Intervista a Ronnie Jones

Quattro chiacchiere e una birra con un ex Dj che è stato rapito dal soul

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Intervista

Una buona birra può funzionare come alternativa alla macchina della verità. Sorseggiare "una bionda" all' Officina della Birra è un pretesto per chiacchierare con Ronnie Jones, americano di nascita e inglese d'adozione: negli anni '60 il suo blues ha scalato le classifiche britanniche ed oggi si diverte a cantare in formula "easy soul".

Ronnie, ne sia testimone questa birra, ma lei ce l'ha ancora il dente avvelenato con la RCA per aver investito su Rocky Roberts?
"Sono tempi andati quelli. Vivo in Italia da una vita. L'esperienza con I Blues Incorporated e i Nightimers ha segnato l'inizio della mia carriera con alcuni singoli in vetta alla hit parade. In quel periodo la partita si giocò tra me e Roberts. Alla fine la RCA scelse lui..."

E gli anni da dj le servirono come alternativa?
"Mi è servito per calibrare le scelte successive: il mondo della notte e della discoteca mi hanno aperto diverse strade. E poi lo stesso dj è un creativo. Miscelare così tanta musica ti consegna lo scettro da re da notte musicale".

Un incontro da non dimenticare...
"A Panama con Ray Charles. Era un artista e un uomo davvero speciale".

A chi deve la notorietà in Italia?
"A Renzo Arbore. Fu lui a scoprirmi. Nella metà degli anni settanta mi chiamarono in Rai per un provino. Poi ho saputo che lui aveva messo una buona parole. Sarei dovuto finire nel calderone di Indietro Tutta. Renzo diceva che non ero tipo da stare allo scherzo".

Che musica propone oggi nei suoi concerti?
"Adoro il trasversalismo musicale e il palco è il posto giusto per scivolare dalle cover di Barry White alle mie preferite come Welcome to he party".

Oggi non ci sono più talent scout, ma talent show televisivi. Le piacciono?
"Quelli italiani per niente. Penso ad Amici di Maria De Filippi: c'è troppa attenzione sul reality e poca sulla musica. Preferisco il taglio di American Idol".

Quale sogno si è lasciato in coda a tutti?
"Da quando Barack Obama è Presidente degli Stati Uniti confesso che mi sento americano (si commuove). Sì, ho un desiderio: tornare a cantare in America, nel mio paese, regalare un concerto alla mia gente".

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