Intervista a Particelle Complementari

L'abbigliamento si fa etico e consapevole alla faccia di chi ne vede solo consumismo, il piacere di vestirsi fra i cocktail del Frida

Vestirsi, coprirsi, infatuarsi di un look, nulla palesa il bisogno di abiti. In questa giungla allora riconoscere una nuova entità alla mera funzione dell'oggetto è possibile: l'etica s'insinua in trama e ordito e ne nasce un acquisto consapevole. Particelle Complementari da pochi mesi sta sondando l'equilibrio fra etica e moda, nel cortile incantato del Frida, locale nel cuore del quartiere Isola. Stefania, proprietaria del locale e Monica, biologa curiosa, svelano una nuova ricerca di vestire consapevole. Lavanderia compresa.

Il negozio ricorda un laboratorio, complice anche il suo affacciarsi sul cortile del locale. Sicure che sia solamente una boutique?
"Noi lo amiamo definire un critical shop dove proponiamo modelli di consumo sostenibile, che vadano dall'abito vintage, al nuovo marchio inglese fatto nei paesi poveri rispettando manodopera e materiali locali. Il negozio è nato come laboratorio dove c'era autoproduzione, poi abbiamo unito diverse collaborazioni etiche. Inoltre l'idea del detersivo bio che punta soprattutto sul consumo minore di plastica, con dispenser alla spina dove ricaricare il detersivo."

Come si riesce ad informare sull'etica nel mondo dell'abbigliamento, che per prassi non si preoccupa che del fine ultimo post produzione?
"Si vuole informare, è vero sul cibo bio c'è più informazione, ma quello che desideravamo fare era proporre un prodotto che avesse una certificazione etica e non fosse, come spesso è, un tipo di abbigliamento poco femminile e freak. I nostri modelli sono curati e attuali. Soprattutto vestire in modo etico è accessibile, non ha costi che lo rendono di nicchia, come è stato in passato. Questo è il messaggio maggiore, che è una moda per tutti."

L'obiettivo è complesso, moda ed etica che sposano lo stile. Come riuscite a mantenere l'equilibrio?
"Il progetto è ambizioso ed è un work in progress, cerchiamo e ci informiamo perchè l'etica possa diventare elemento portante del ludico abbigliamento. Poi c'è una scelta precisa: ogni oggetto si fa portatore di contenuti ,e così si muove la nostra ricerca fra collaborazioni artigianali e vintage. Importantissima è la certificazione del made in Italy e dei tessuti biologici riconosciuti a livello internazionale. Su questo siamo intransigenti. Per questo c'è Monica che è la tecnica della certificazione."

E' vero che ogni oggetto si fa portatore si senso. Da dove partono le ricerche di queste chicche, siano pins tortellino o cappotti da Barbara Straisand di Come eravamo?
"Il vintage è ancora scovato dai bauli ed armadi di amici e setacciando canali validi. Le collaborazioni invece sono miste, ragazzi designer che abbiamo conosciuto nel tempo Da Pasquale Covucci, fabbro che lavora con l'acciaio grezzo siano cornici o tavolini, a Giovanni Scafuro che rende il riciclo bijoux eclettici attraverso forchette, cucchiani e lettere della tastiera del pc. Alessandra Modarelli usa il feltro per pins e jersey per turbanti da città, mentre Elena Soresi lavora gioielli d'argento d'altri tempi."

Le Particelle Complementari cosa significano per voi e come vivono nell'universo caotico e frizzante del pubblico del Frida?
"Il negozio non gode di una vetrina essendo dentro al cortile, però è vero che rispecchia il pubblico del Frida, anzi è speculare. Il Frida stesso ha sempre avuto l'idea di un pubblico in continuo cambiamento. Le Particelle complementari significano sinergia fra me e Monica, e lo sono anche gli oggetti che abbiamo nel negozio. La complementarità è essenziale.”

© Copyright Milanodabere.it - Tutti i diritti riservati