Intervista

Intervista a Paolo Mereghetti

Ma quant'è dura la vita del critico cinematografico? L'abbiamo chiesto all'autore del "Dizionario dei Film" che porta il suo nome, tra una domanda e l'altra sul cinema.

Ci sono personaggi che sembrano aver perso il nome di battesimo perchè è sufficiente il cognome per capire di chi si tratti. E' il caso di Mereghetti, Paolo Mereghetti. Critico cinematografico del Corriere della Sera, reduce ora dai lavori per la stesura di Il Mereghetti. Dizionario dei film 2008 (Baldini Castoldi Dalai; Euro 44,50), che ogni anno aggiorna meticolosamente. Le stelline che conferisce ai film recensiti spesso spostano l'ago della bilancia dei nostri venerdì sera, quando ci si ritrova a chiedersi "Che film andiamo a vedere stasera?".  Mica male come responsabilità. Ma andiamo per gradi.
  
Quali sono le difficoltà maggiori che richiede la stesura, ogni anno, di una nuova edizione del Dizionario dei Film?
"La prima difficoltà è riuscire a vedere tutti i film che escono. Si contano in media 800 film nuovi l'anno, considerando non solo il circuito cinematografico, ma anche i film che escono solo in DVD o quelli che vengono trasmessi dai canali satellitari. L'altra difficoltà è mantenere alto l'entusiasmo, requisito necessario per vedere un film. Non è sempre facile."

C'è un aspetto che ritiene indispensabile per la riuscita di un buon film?
"La cosa a cui sono più sensibile è la recitazione. Gli effetti speciali, le scenografie e non solo dipendono dal budget a disposizione e non sono perciò un elemento su cui basare il proprio giudizio. Non tutti i film nascono allo stesso modo, proprio per questo pretendo almeno un buon livello di recitazione."

A proposito di attori, in questa stagione ha visto dei nuovi talenti nel cinema italiano?
"C'è sicuramente una nuova generazione di bravi attori. La Giusta Distanza ha presentato dei volti molto interessanti, come quello di Valentina Lodovini, anche Luca Argentero mi sembra un attore che meriti, sebbene debba comunque migliorarsi. Tra i registi, ci sono molti nomi che val la pena ricordare. Fabrizio Bentivoglio ha saputo raccontare bene una bella storia con Lascia perdere Johnny! e non è cosa da poco. "

Nel panorama attuale vede qualche cineasta che ha i requisiti per entrare nei manuali di storia del cinema? 
"Ce ne sono tanti... mi viene in mente Aki Kaurismaki, Kiarostami, Todd Solondz, Todd Haynes, Wes Anderson anche se gli ultimi due film mi hanno un po' deluso".

Se dovesse indicare a qualcuno che - per assurdo - non avesse mai visto nemmeno un film in vita sua, una pellicola che esprima tutte le potenzialità del cinema , cosa consiglierebbe?
"Un film allegro, per esempio A qualcuno piace caldo".

Ha scelto una commedia. Talvolta sembra che i critici preferiscano di gran lunga le tragedie alle commedie. Cosa ne pensa?
"La verità è che è più facile mascherare i difetti nel dramma. Le commedie sono più difficili da realizzare, anche se può sembrare il contrario. Infatti non tutti sono Billy Wilder...".

C'è invece un film che racconta bene Milano?
"Mi viene in mente qualche film di Ermanno Olmi, i primi film di Soldini, ma anche Francesca Comencini con A casa nostra... sicuramente Rocco e i suoi fratelli..."

Poca produzione attuale, in effetti ultimamente Milano non sembra avere grande visibilità sul grande schermo...
"Milano oggi è poco bella, ma non  si tratta tanto di questo. Le ragioni sono altre: è difficile lavorare qui per le alte spese da sostenere, infatti ci sono più tasse da pagare, la città non fa nulla per attirare registi e troupe, a differenza di quanto accade per esempio a Torino".

Immagino che Lei sia tempestato da richieste di consigli su cosa andare a vedere al cinema, magari poi si deve sorbire pure le lamentele degli scontenti. E' dura la vita del critico cinematografico?
"Ma no, è normale. Spesso però la cosa peggiore è proprio dover rispondere a chi chiede un suggerimento, e capita spesso: anche il macellaio sotto casa si rivolge a me. Il difficile è mettersi nei panni altrui perchè ciascuno ha le sue preferenze, i suoi gusti, insomma, che posso dire? Ognuno fa quello che può..."

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