Intervista a Paolo Colucci

Il Blue Note Milano spegne tre candeline: un sogno tra New York e Milano

Il tempio del jazz milanese compie tre anni. Ieri sera grande festa al Blue Note per il suo terzo compleanno in compagnia di sapori tradizionali, buona musica e atmosfere intime. Prima del rituale taglio della torta, ho fatto con piacere quattro chiacchiere con Paolo Colucci, socio fondatore del locale di via Borsieri.

Quando le è venuta l'idea di aprire il Blue Note a Milano?
"Il progetto nasce da una mia storia personale. Alla metà degli anni ottanta lavoravo a New York e da appassionato di jazz frequentavo il Blue Note della Grande Mela. Spesso mi chiedevo quanto potesse essere bello avere lo stesso locale in Italia. Ho fabbricato per lungo tempo questo sogno. Venti anni dopo, essendomi radicato a Milano, ho convinto un gruppo di amici e i titolari del network Blue Note a puntare sulla nostra città perché meritava un luogo di intrattenimento a livello internazionale".

Quanto ha contribuito il Blue Note a sprovincializzare Milano?
"Noi speriamo di esserci riusciti in quanto il nostro pubblico è consapevole che al Blue Note vengono soltanto arstisti di grande spessore. Il nostro Blue Note è tra i primi locali al mondo per quanto riguarda la qualità dell'esecuzione, e quindi siamo orgogliosi e speriamo di aver dato a Milano uno slancio verso l'universo internazionale".

Si parla tanto di abbinamento del gusto a qualsiasi forma d'arte: uno schizzo di un dipinto o una nota musicale possono sposarsi perfettamente con un sapore. Quanto è importante per voi il sodalizio musica-gastronomia?
"Ci teniamo particolarmente a questo e cerchiamo di essere diversi da altri locali. Il pubblico milanese è abituato a standard di vivere di alto livello e questo mi sembra quasi ovvio in una città che apprezza la qualità della vita. Puntiamo a dare al nostro pubblico qualità musicale e gastronomica, un abbinamento del sapore o del gusto. La musica accompagnata ad un buon bicchiere di vino non riguarda soltanto il palato ma soprattutto il cuore".

Quanto credete nel web, nelle potenzialità di Internet?
"Fin dall'inizio abbiamo guardato al web non come scelta strategica ma come scelta obbligata. Il sito è uno strumento indispensabile per la comunicazione, non solo per fornire informazione ma anche per fornire servizi, come fate anche voi di Milanodabere.it. Abbiamo una nostra newsletter che raggiune i nostri clienti e ci consente di tenere un rapporto diretto con la platea che è di casa qui". 

Accendendo le candeline sulla torta, a chi le dedica?
"Mi commuove molto questa domanda. Abbiamo avuto la fortuna di avere grandi artisti, musicisti straordinari che non sappiamo mai se poi ritorneranno. Vorrei dedicare due di queste candeline alla memoria di due nostri grandi ospiti: Jimmy Smith, passato da noi nel 2003, e Ray Barretto, scomparso qualche settimana fa".

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