Intervista

Intervista a Paola Quattrini

Il volto di un'attrice, le righe di un copione del secolo scorso, le pagine di una vita per il teatro

Quando entro nel camerino del teatro San Babila, Paola Quattrini si è appena struccata. Si mostra gentile come sempre ed un'attrice brillante come lei non ha bisogno di presentazioni. Ci sediamo e parliamo come due vecchi amici, adesso che è protagonista di "Ma non è una cosa seria" di Luigi Pirandello, per la regia di Walter Manfré.

Cosa significa rileggere Pirandello oggi?
"E' un autore che oggi più di ieri ha da sempre la forza di farti ritrovare qualcosa di nuovo nella lettura. Nel caso di questo testo, c'è una grande rivalutazione e riabilitazione della figura femminile. La trasformazione di Gasparina, trattata dall'autore con ironia, può essere ancora attuale".

Cosa la convince a farsi trascinare da un regista?
"E' una condizione dell'essere attrice, quasi inevitabile. Mi lascio sempre sedurre dal regista con cui lavoro. Si guarda assieme il copione, si fanno le dovute valutazioni, si discute, ci si confronta. E' stimolante..."

Sfogliando le pagine della sua carriera intensa, quali staccherebbe?
"Ce ne sono tante, sicuramente quelle che appartengono al teatro. In particolar modo al mio rapporto particolare con Un tram che si chiama desiderio, un testo straordinario dove l'universo di Tennessee Williams riesce davvero a diventare insostituibile".

Cosa le manca del teatro di ieri?
"Non faccio questa distinzione. Il teatro è sempre il teatro, è qualcosa di magico. Forse mi manca l'accortezza con cui si affrontava questo difficile ma meraviglioso mestiere".

Progetti per il futuro.
"La ripresa dello spettacolo Un tram che si chiama desiderio, che spero finalmente di riuscire a portare a Milano".

© Copyright Milanodabere.it - Tutti i diritti riservati