Intervista a Paco Dos

Paco Ignacio Taibo II, esperto di rivoluzioni, ci racconta Pancho Villa

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Paco Ignacio Taibo II, benché stia tentando di passare alla storia come uno dei più grandi esperti di Coca-Cola di sempre, rimane anche uno scrittore. E che scrittore! L'ironia di Sepulveda, la serietà disinvolta nella ricostruzione storica quasi da Montanelli, Taibo II ha da poco dato alle stampe una nuova biografia. Proseguendo il suo personale censimento degli eroi sudamericani non poteva certo mancare Pancho Villa. Leggendario, burrascoso, estroso colonnello messicano, diviene una sorta di Re Mida del grottesco guerresco nelle mani di Paco Dos in Un Rivoluzionario chiamato Pancho.

Lei è ormai un esperto di rivoluzioni, di che tipo fu quella villista?
"Una rivoluzione fatta con la mentalità da briganti. I mezzi erano quelli, basti pensare che la prima volta che è partito aveva con se una banda carica sì di fucili, ma anche di tronchesini. Anche il modo di costruire relazioni era inconvenzionale. Spesso per creare legami coi villaggi ne sposava una donna, finì per trovarsi con trenta mogli. Pare che a chi gli apostrofasse la sua poligamia rispondesse "Cosa vuoi farci? Non credo nel divorzio!""

Qualche hanno fa un altro scrittore sudamericano, Manuel Scorza, scriveva che sarebbe passato alla prosa perché i fatti superavano la poesia. Viene da chiedersi cosa avesse messo mano alla storia di Pancho Villa. 
"In effetti la vita di Villa è talmente perfettamente letteraria che non aveva bisogno di alcuna invenzione per essere resa interessante. Anzi il rischio del libro è quello contrario, di passare una biografia romanzata. Eppure è tutto vero."

A questo punto sarebbe persino inumano non chiederle un esempio. Accordato?
"Basti pensare che quando gli americani proibirono il commercio di pallottole in Messico lui stipulò un contratto con una major del cinema. Per ogni sua ripresa riceveva una cassa di munizioni. Poi scoprì che mettendosi controsole la ripresa si sarebbe dovuta rifare e le casse si moltiplicarono."

Non esattamente quello che oggi chiameremmo politically correct...
"Affatto. Qualcuno ultimamente si è preso la briga di farlo apparire così. Da parte mia dico soltanto che il comandante Uribe, quello che io considero il più grande umanista del villismo era chiamato il mozza-orecchie. Bene, immaginatevi gli altri."

E qui i ruoli stranamente s'invertono, è lui a chiedere "Altre domande? No?", ride sornione senza aspettare troppo una risposta e conclude "Bien, vamos a fumar". Vamonos...

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