Intervista a Oliviero Toscani

Provocatore e sovversivo. Contro Milano e l'Italia, l'invettiva di uno dei fotografi più creativi della contemporaneità

Provocatore e senza timori nell'esprimere la propria opinione, Oliviero Toscani (Milano, 1942) è uno dei fotografi contemporanei più sovversivi, che fa della creatività il suo pane quotidiano. Cresciuto fra le macchine fotografiche, grazie al padre, che è stato il primo fotoreporter del Corriere della Sera, non ama l'imbecillità e le chiusure mentali.

Oliviero, avendo partecipato anche lei alla mostra, cosa pensa a proposito degli atti vandalici dei fanatici milanisti che, nella notte della vincita della Coppa dei Campioni 2007, hanno distrutto alcune mucche della Cowparadea Milano?
"Mi sembra che si usi la vincita di una squadra seria per dar sfogo alla propria malattia mentale, anzichè andare dallo psichiatra. Mi fa schifo questa situazione. Le persone che hanno fatto questo sono degli imbecilli. Gli Italiani sono maleducati e lo si vede già da molti bambini di oggi. Io sono nato e cresicuto a Milano e posso dire che Milano non è più generosa come una volta, non è all'altezza delle altre città del mondo, non è mai diventata europea. E' piena di fighetti che si crogiolano nel proprio brodo, di gente che si vanta di studiare alla Bocconi! E' una condizione generalizzata in Italia... moriremo eleganti, ma senza avere portato delle vere novità, da un po' di anni a questa parte."

Però ci sono anche tante persone oneste che lavorano e sudano e che usano la creatività anche nelle piccole cose...
"Certo. In Italia ci sono anche tantissimi individui che si impegnano come singoli cittadini, con autodisciplina, a favore della cultura, del sociale, della politica, con serietà, professionalità e creatività. Questi agiscono indipendentemente dal Paese in cui sono nati."

Ma cos'ha rovinato questo nostra penisola tanto bella?
"Sai come dice quella barzelletta? Era un Paese così bello che Dio ha dovuto farlo svoltare verso il peggio per metterlo alla pari con gli altri Paesi."

E cosa ha fatto diventare Milano un posto "orribile", umanamente parlando?
"Il rifiuto per il diverso, la chiusura, la paura. E così è diventata una città piccola e meschina."

Come va usata la creatività?
"La creatività è un rischio, è avere il coraggio di fare qualcosa di sovversivo, di mettere in discussione lo status quo. Essa si manifesta al suo massimo grado quando si vive nella massima insicurezza. La creatività è dare vita a cose che non si conoscono ancora."

Come va sfruttata invece la provocazione, per non risultare banali?
"La provocazione non può essere banale. Essa è arte, è dare la possibilità di vedere le cose da un altro punto di vista. Io voglio essere provocato vedendo un quadro, un film, una foto, leggendo un libro."

Che ruolo ha la fotografia nella contemporaneità?
"La fotografia è arte moderna, la memoria storica dell'umanità, l'immagine della realtà. Di fronte alla foto dell'11 settembre gli artisti si trovano in difficoltà, essendo quella un'immagine imbattibile. L'arte ha sempre gestito e rielaborato le tragedie nella storia."

Di fronte ad una fotografia, come coglie la sua anima?
"La foto non ha un'anima, proprio per il fatto d'essere il ritratto della realtà."

Potrebbe dirci qual è stata la prima foto da lei scattata?
"Credo una a mia madre e poi una a un Bambi di stoffa che avevo da piccolo. Non potendo portarlo in colonia, lo misi sul tavolo e lo immortalai."

Un ultimo consiglio ai milanesi, per risollevare le sorti della città?
"Purtroppo è inutile dare consigli a chi non vuole sentirli. Invece chi li ascolta, ha già capito tutto."

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