Intervista a Nu Braz

Emmanuele Cucchi racconta la musica brasiliana lontana dai clichè del samba

Cantante, musicista e dj Emmanuele Cucchi ha curato anche la direzione artistica di locali come il Roialto. Con il suo Nu Braz Emmanuele approda al 4CENTO ogni mercoledì portando la saudagi brasiliana nel giardino del locale. Abbiamo chiaccherato con lui di musica, di innovazione e di Milano.

Ci racconti di Nu Braz, qual è lo spirito del progetto?
"Musicalmente il progetto nasce nel 2004, mentre il primo disco Sonho Bossa pubblicato su Irma Records è del 2006. Si tratta di musica lounge, non il classico samba. Nu braz amplia il concetto della musica brasiliana viaggiando, dal nord al sud del Paese, attraverso i numerosi generi. In questo modo si scopre la cultura musicale del Brasile in modo divertente, immediato e comprensibile a tutti. Uno spirito che emerge anche dal nuovo album Baticumbum".

Qual è la caratteristica predominante della tua musica?
"Eleganza e freschezza. Queste sono le caratteristiche più importanti, non ho mai seguito la commerciabilità di un brano. In Nu Braz è presente anche una forte componente di musica italiana, è anche un'unione un po' ruffiana che però rende comprensibile il mio lavoro ad un numero maggiore di persone".

Come credi sia la situazione musicale di Milano?
"La situazione è difficile. Le persone non sono educate ad ascoltare la musica. Inoltre gli impedimenti causati dalla legge e la mancanza di innovazione musicale rendono la scena povera. Milano potrebbe dare di più, ha le carte giuste per essere piena di eventi belli, come alla fine degli anni '90. La mentalità dell'ascoltatore deve cambiare, con la serata Nu Braz ci proponiamo questo: essere al top perché stiamo facendo qualcosa di innovativo. Max (De Luca, proprietario del 4CENTO, ndr) ha la mentalità dei vecchi talent scout, se vede un progetto interessante ci scommette sopra".

Come ti sei avvicinato alla musica?
"La mia formazione musicale è cominciata presto, già a 5 anni incidevo musiche per bambini. D'altronde sia mio padre, Franco Cucchi, sia mia madre, Anna D'Amico, sono musicisti e mi hanno introdotto da subito nel mondo della musica. Ho studiato pianoforte, canto, informatica musicale, insomma un continuo work in progress".

Invece la musica brasiliana come l'hai scoperta?
"Per anni sono stato direttore artistico del Roialto e dei locali del gruppo di Vinicio. Prima mi occupavo solo di musica italiana, successivamente con l'aiuto di José Mascolo mi sono aperto ad altri generi come jazz, blues e ho cominciato ad unire musica brasiliana ed electro. È nata come una passione che all'inizio non capivo: la musica mi dava sensazioni positive, la saudagi di cui tanto si parla. Un'emozione che ti fa stare a 20 cm da terra".

Sentendoti parlare di commistione tra electro e musica brasiliana vengono in mente nomi come Gotan Project. Che ne pensi?
"Ho il massimo rispetto per loro. I Gotan Project prendono il passato e lo rileggono in chiave moderna, come fece Roy Lichtenstein con il puntinismo. La musica deve cambiare ed evolversi. I Gotan si affidano a musicisti professionisti che li affiancano durante i live, uniscono parti campionate a musica dal vivo,  è un po' il percorso che sto seguendo con la serata al 4CENTO, solo su un fronte diverso".

Il Brasile è il tema ricorrente di questa fase della tua vita. Qual aggettivo useresti per descriverlo?
"Emozionante. È il Brasile che ti sceglie, è una sensazione incredibile perché dopo pochi minuti ti senti subito a casa".
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