Intervista a Nicolai Lilin e Gabriele Salvatores

Scrittore e regista insieme per l'adattamento del bestseller "Educazione siberiana"

Nel 2009 è stato l'esordio letterario dell'anno, un successo di pubblico e critica tradotto in venti lingue. Ora Educazione siberiana (Einaudi), il crudo racconto di Nicolai Lilin sulla vita criminale e al tempo stesso onesta di due ragazzi in una comunità di Urka (un antico clan discendente da popolazioni guerriere, ndr), approda sul grande schermo. Dietro la macchina da presa c'è Gabriele Salvatores, davanti i giovanissimi Arnas Fedaravicius (Kolima, il protagonista) e Vilius Tumalavicius (l'amico Gagarin), affiancati dal veterano John Malkovich (il nonno di Kolima, Kuzja). Scrittore e regista ne parlano insieme all'autore della colonna sonora, Mauro Pagani.

Nicolai, cosa ti ha spinto ad accettare il progetto?
Lilin: "È dovuto passare molto tempo prima che mi decidessi a cedere i diritti del romanzo: l'idea di vederlo stravolto o trasformato mi terrorizzava. Poi ho capito che dovevo mettere da parte l'arroganza tipica dello scrittore e affidarmi a Gabriele e al suo team di professionisti. Alla fine mi sono divertito! Ma non aspettatevi una trasposizione fedele: ricreare atmosfere e personaggi identici sarebbe stato impossibile".

Cosa lega il film al romanzo?
"Nel libro racconto la drammatica scomparsa di un mondo arcaico, quello dell'Unione Sovietica, in cui eravamo estremamente poveri ma anche solidali. A volte ho nostalgia di quegli anni, delle estati trascorse a piedi nudi, delle regole di mia madre e dei racconti degli anziani. Il film è una sorta di requiem e devo dire che sono molto soddisfatto del risultato".

Gabriele, come hai affrontato questo adattamento?
Salvatores: "Non conoscevo il libro, mi è stato proposto dalla produzione. Leggendolo sono rimasto subito affascinato da questi criminali saggi, che parlano in modo più sensato di tanti politici e filosofi contemporanei. Il romanzo di Nicolai è un memoir, mescola aneddoti personali e storie tramandate di generazione in generazione. Ho cercato di dare un'impronta personale al film, perché quando giro ho bisogno di seguire dei personaggi e di avere un preciso nodo narrativo". 

Come hai scelto gli interpreti?
"Le riprese si sono svolte in Lituania, un Paese con una solida e illustre tradizione teatrale, ma fin da subito ho voluto degli esordienti. Cercavo il viso giusto ma anche aspetti caratteriali simili a quelli dei personaggi creati da Nicolai. Così la scelta è ricaduta su Arnas, che studia filosofia e pratica il pugilato, e Vilius, che ha la passione per il canto lirico e al tempo stesso nasconde un lato misterioso e autodistruttivo".

E di John Malkovich, cosa puoi dirci?
"Circola voce che abbia un carattere difficile, ma con me è stato estremamente disponibile. Gli attori come lui hanno una dedizione totale verso il proprio lavoro: quando sono sul set si impegnano al massimo e puoi fare di loro ciò che vuoi. Vivono la parte in modo viscerale, dal punto di vista mentale e soprattutto fisico. Un aspetto che talvolta manca ai colleghi italiani".

La colonna sonora, struggente e raffinata, è opera di Mauro Pagani. Maestro, su cosa si è concentrato?
Pagani: "Proprio sulla nostalgia a cui accennava Nicolai, un sentimento che permea tutta la cultura russa. I personaggi sentono la mancanza di esperienze fondamentali come l'amore e l'infanzia, che non hanno mai provato pienamente. È stato molto interessante poter raccontare queste emozioni 'non vissute' attraverso la musica".

In uscita il 28 febbraio, il film è una versione visivamente affascinante ma alleggerita del racconto su carta: i fan del romanzo (e della mistica legata ai tatuaggi e alle armi, cui Lilin dedica ampio spazio) sono avvertiti. 

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