Intervista a Niccolò Agliardi

Cantautore e debuttante scrittore, il milanese Agliardi racconta la città con le parole, in un quadro reale

Mi accoglie in casa, Niccolò Agliardi, ceniamo con un piatto di carbonara e del buon vino. Chiacchieriamo molto del disco, di tutto ciò che ne gira attorno, della strada che l'ha portato fino alla composizione finale. Parliamo di Milano e di De Gregori, parliamo anche di noi.

Da Casa a Casa è il tuo secondo disco, spiegami l'idea che c'è dietro, cosa hai lasciato e cosa hai tolto del primo disco.
"Sono partito dalla correzione mentale del disco precedente, perché, nonostante 1009 giorni sia un disco a cui ancora adesso guardo con molta tenerezza, quando mi sono accorto che non mi apparteneva totalmente, il primo a soffrirci sono stato proprio io. Il secondo album mi sono accorto che è nato grazie ad un bisogno di raccontare delle cose, che non frattureranno mai la concezione della musica, perché chi ha fratturato la musica lo ha già fatto."

A proposito di coloro che hanno fratturato la musica, Francesco De Gregori sembra essere il cantautore al quale maggiormente sei legato, la tua tesi di laurea, lo può confermare.
"De Gregori? Indubbiamente, è un uomo che ha scandito una serie di epoche della mia vita, oppure il mio attuale mestiere, dato che la passione per questo mio fare musica è sicuramente nata, quando a 14 anni mi regalarono proprio un suo disco e ascoltandolo, pur non capendo nulla di quello che De Gregori cantava, avevo la sensazione che lo dicesse bene."

Tu sei milanese, ci sei nato in questa città e nel tuo disco esiste in modo palese, nella canzone d'apertura del disco tu canti: quando Milano si ferma e il cemento si scioglie nel cielo.
"E' l’orario dell'arancione nei semafori, quando diventano lampeggianti. Il disco è stato scritto nella zona di Porta Romana quasi totalmente. All'interno del disco c'è l'inquietudine che si respira in questa città, c'è l'operosità di Milano, che si riscontra nel lavoro che sta dietro Da Casa a Casa. Ho visto questa città in tante angolazioni e le ho riportate nel disco. A parte Allegria Sorvegliata, scritta in e per il Kenya, tutte le altre canzoni sono nate intorno alle mura di casa mia o nella zona della circonvallazione di mezzo."

Qualcuno ha detto che le tue canzoni sono come i film di Soldini, sono circolari, aprono e chiudono senza lasciare adito ad un continuo. E' vero?
"Io rispondo sempre che ho bisogno di rassicurazioni. La canzone è un'imposizione di 3 minuti e mezzo, cui non puoi dare possibilità di replica, a meno che tu non sia uno che ha la voce più alta del cantante e non abbia voglia di metterti a discuterne."

Uscirà a breve il tuo primo libro, un altro traguardo importante per te. L'hai scritto a quattro mani insieme ad Alessandro Cattelan, tuo grande amico. Parlamene.
"La vita è fatta anche di altre cose è legato al mio disco, è vicino alla parola in musica ed è la storia di due ragazzi, molto simili a me e ad Alessandro Cattelan, che decidono per una scommessa alcolica di andare a trovare una decina di personaggi citati nelle canzoni italiane chiedendo loro la verità, cioè come si vive dentro e fuori una canzone. Come vivono Anna e Marco di Lucio Dalla dopo trent'anni, si amano ancora? Sally è davvero così disperata come Vasco l'ha descritta oppure oggi è una donna diversa? Chi è questa Alice che si fermava a guardare i gatti? Attraverso questo viaggio per l'Italia, i due protagonisti, liberano i personaggi da una prigione di 3 minuti e mezzo, ma soprattutto danno loro possibilità di replica, scoprendo che la loro vita è al di fuori dalle canzoni. Allora questi personaggi sono meravigliosi, ma non per le canzoni che hanno ispirato, per la loro vita vera, che è fatta anche di altre cose."

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