Intervista a Mino Pichierri e Marco Trinca Colonel

I due giovani fotografi, vincitori del premio Pezza 2007, nell'epoca dell'ipervisualità

Palmo a palmo n. 3... Luoghi, fatti e misfatti avvenuti in essi e rapporto con i giornali e la tv. Vincono la XII edizione del Premio Nazionale di Fotografia Riccardo Pezza Mino Pichierri e Marco Trinca Colonel, le cui opere sono visibili al Museo di Forografia Contemporanea - Villa Ghirlanda di Cinisello Balsamo. La vincita è dovuta all'importante impianto progettuale dell'opera, che unisce l'esattezza della registrazione topografica alla visione emotiva di un luogo qualunque, entrato nella memoria collettiva attraverso i mass-media. Sentiamo cosa raccontano le due giovani promesse della fotografia italiana.

Mino, Marco, quali sono stati i vostri percorsi artistici per approdare alla fotgrafia?
Mino: "Ho studiato Pittura, all'Accademia di Belle Arti di Brera e nel 2005 ho iniziato a studiare Fotografia presso il Centro di Formazione Professionale Riccardo Bauer."
Marco: "Mi sono laureato in Fisica Teorica e subito dopo mi sono avvicinato alla fotografia frequentando il Centro di Formazione Professionale Riccardo Bauer. In questa occasione ci siamo conosciuti e abbiamo cominciato a lavorare insieme."

Quali difficoltà avete trovato nel vostro percorso e quali credete troverete?
"Il nostro percorso è solamente agli inizi. Il premio Pezza è stata la prima occasione per affacciarci al sistema arte. Ci è impossibile valutare difficoltà future, ma di certo troveremo il modo di affrontarle."

Cosa ritenete che abbia in più la fotografia rispetto agli altri mezzi di espressione?
"Nella nostra produzione non ragioniamo in termini di media. Utilizziamo il mezzo più opportuno al progetto che intendiamo sviluppare. In occasione del progetto Palmo a Palmo, l'indagine fotografica ci è sembrata il mezzo più adeguato."

Parlateci del progetto che ha vinto il Premio Pezza? Perchè questa scelta? Qual è la risposta del pubblico e cosa volete comunicare?
"Palmo a Palmo è un'analisi di luoghi mediatizzati. Si vuole analizzare lo slittamento emozionale che un'epoca di ipervisualità comporta. Si è deciso di attuare un semplice rilievo topografico del luogo e di ripresentarlo in scala 1:1 per metterci di fronte alle reali proporzioni del luogo-evento. Si utilizza la fotografia in maniera non emozionale, l'intenzione è quella di non portare nessun ulteriore commento all'evento. L'intenzione non è comunicare, ma rapportare. Ci sembra che il pubblico abbia manifestato un interesse oltre che critico anche emotivo. Il riscontro di questo equilibrio tra aspetto formale ed emozionale nello spettatore è proprio quello che speravamo."

Quando capite di avere raggiunto il vostro obiettivo?
"Dato il grande lavoro che produrre un'immagine di questo tipo comporta, è solo nella fase finale, quella installativa, in cui possiamo renderci completamente conto della riuscita del lavoro.

Marco, essendo tu originario della Valtellina, cosa hai trovato a Milano che non c'è lì e cosa consigli a un giovane artista che voglia fare il grande balzo nella metropoli?
"Il consiglio è guardare e studiare. Non crediamo che al giorno d'oggi si possa fare ancora una distinzione così netta tra vivere in città o in provincia, certo in una grande città si possono avere maggiori possibilità. Crediamo comunque che siano l'interesse e la motivazione a spingerci. La provincia rimane comunque un importante luogo da studiare e analizzare, se si vogliono comprendere alcune dinamiche umane. Tuttavia anche a noi piace andare al bar..."

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