Intervista

Intervista a Max Tozzi

"Smetti di essere felice" è un romanzo, dove la finzione è pura fotografia degli anni '90

Max Tozzi è la voce dei Cinemavolta, lato underground italiano, ma è ora anche uno scrittore, con il suo romanzo Smetti di essere felice, edito da Contagi (Euro 19, libro e cd musicale), e accompagnato da un album appositamente scritto sulle influenze dei malinconici anni '90. E a loro è dedicato questo volume, a questi anni appena passati dove un torpore intrappolava tutti, dove la storia contemporanea era mafia e tangentopoli, dove il basket faceva eccitare davanti con l'americano Dream Team inarrivabile, dove le Golf o la Panda avevano le musicassette con il primo grunge. Lo scenario è Milano, da bere, da vivere, da ricordare.

Il tuo romanzo è scandito in anni precisi, e le vicende narrate godono di una realtà che trasmette le emozioni del passato. Come hai fatto a ricordare così bene i fatti anno per anno?
"Un po' è stata una ricerca, ma molto è dovuto al fatto che quegli anni li ho vissuti, con uno sguardo preciso e poi ho cercato di riportare i fatti che più mi hanno emozionato, di quando io, come il protagonista del libro, mi sono trasferito a Milano e ho vissuto la città."

Tra il libro e il cd si passa da personaggi ed eventi molto diversi, da Elvis Costello a Michael Jordan, spaccati di un universo anni '90 molto vasto. Perchè questa scelta?
"Il riferimento a Elvis Costello è stato fatto perchè è un personaggio che è passato indenne alle mode, è sempre stato sulle scene senza subire le influenze, è una costanza, il basket invece è una mia grande passione: l'Italia era molto forte ed era uno specchio della nazione stessa dove anche la politica con De Micheli aveva un interesse per lo sport, ed è un modo ancora più globale per parlare della vita sociale e politica dell'Italia di quegli anni."

Quando sei arrivato a Milano, com'era e com'è oggi? Era colpita anche lei dalla malinconia generale di quegli anni?
"Io negli anni che racconto frequentavo l'Università, erano anni in cui la città era più violenta, il sindaco era Formentini, la tensione era palpabile, si era persa l'illusione degli anni '80, c'era crisi anche nella Milano da bere edonista. Anche la musica scopre una malinconia che manifesta una disillusione profonda, basti pensare ai Radiohead, il grunge, il trip hop. Oggi anche musicalmente c'è una condizione di stasi, i dj-set sono meno eclettici, negli anni '90 c'era la curiosità di scoprire, c'era un fervore per cui ascoltavi tutto, ora basta googolare e trovi i gruppi senza scoprirli piano piano, anche i mezzi di comunicazione hanno influito parecchio."

Il libro vive nel personaggio di Rico, nelle sue passioni, nei luoghi di Milano che tanto raccontano di quegli anni, l'album è invece più contemporaneo. Come convive questo dualismo?
"Il cd è più attuale del libro, è un album che deve essere tale, se no sarebbe stato anche nei suoni anni' 90, però a livello testuale riprende temi che ricordano quegli anni. E' come se fossero due fratelli con due vite diverse, come i gemelli del libro. Sono due progetti nati assieme, non doveva esistere il libro, era un progetto diverso, poi mi sono accorto di quanto fosse forte la mia ossessione per il basket e il mondo di quegli anni, e ho incominciato a scrivere, appassionandomi."

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