Intervista a Max Pescatori

Il campione della specialità Hold'Em ci insegna a vincere in una poker room

In Italia il poker online ha un anno di vita e milioni di giocatori. A loro e a chi ancora non ha scoperto il mondo delle poker room è dedicato Giocare e vincere a poker online (Sperling & Kupfer, Euro 15,00), scritto da un maestro d'eccezione: Max Pescatori. Milanese di Mac Mahon col talento per i giochi a carte, fugge a Las Vegas e diventa campione di Texas Hold'Em, vincendo quasi tre milioni di dollari. Il libro spiega tecniche, regole e strategie di torneo ed è stato scritto con Dario De Toffoli. Esperto di giochi (dagli scacchi al backgammon), De Toffoli spiega che "in qualunque gioco è fondamentale far andare i neuroni. E non date retta a chi dice che basta divertirsi: giocare è una cosa seria". Con Pescatori la chiacchierata è più articolata.  

Cominciamo dalle domande spinose: davvero si può giocare a poker online in piena sicurezza?
"Le prime a voler tenere il gioco più lecito possibile sono le compagnie che fanno poker online
(Gioco Digitale, PokerSnai, Bwin Poker, per citarne alcune) che sono certificate dall'AAMS (Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato). Se ci sono dubbi sulla regolarità delle poker room in cui si gioca, si segnalano a quest'Autorità".

Ci sono delle spie per capire se il poker diventa un'ossessione?
"Ho vissuto a Las Vegas 14 anni e penso sia più pericoloso sedersi a una slot machine e tirare una leva in modo meccanico piuttosto che sedersi al tavolo e impiegare un mucchio di tempo per chiudere una partita. Il poker è un gioco lento, che impegna a lungo la mente. Questo ti permette di avere più distacco dal gioco, sei più razionale, ti lasci trascinare meno. Non per questo c'è meno passione. Non a caso SosGioco.it, che aiuta chi sviluppa dipendenze da gioco, ha registrato un solo caso legato al poker"

Tu sai interpretare la personalità di chi si siede al tavolo verde con te: sai farlo anche nella vita di ogni giorno?
"So riconoscere chi le spara grosse, quello sì. Ma non è poi un grande vantaggio: se sei seduto al tavolo e accanto hai qualcuno che bluffa e te ne accorgi, ti comporti di coseguenza, ma avere a che fare con un bugiardo nella vita reale è più complicato...".

Hai mai incontrato tipi loschi per via del poker?
"Sono diventato professionista nel '99 e non ho mai avuto incontri spiacevoli, anzi i grandi campioni si rivelano anche grandi persone. C'è molta lealtà tra i giocatori (chiaro che il bluff fa parte del gioco) e il rispetto è uno dei motivi per cui amo questo mondo. Anche in America, dove momenti di nervosismo sul campo di tanti sport sconfinano spesso in episodi di razzismo, non ho mai visto situazioni del genere. Quando ti siedi al tavolo non conta l'età che hai, né di che religione sei, nemmeno l'esperienza che hai, se sei un campione o un dilettante: conta solo come giochi".

Come incassi la sconfitta?
"Non mi arrabbio, la prendo con filosofia ma a volte non basta. Nel 2008 persi un torneo a Montecarlo: mi sentivo così depresso che me ne andai dal casinò senza guardare dove mettessi i piedi. Risultato, sono caduto e mi sono rotto un braccio!".

Com'è lo stile di vita di un campione del poker?
"Non ho vizi particolari, mi piace viaggiare, giocare a tennis. Quando sto a Milano, dove sono cresciuto, mi piace affittare case in centro, in quartieri diversi di volta in volta, per osservarli e conoscerli meglio. Sono piuttosto tranquillo, quello che davvero voglio è avere sempre un progetto serio da portare avanti: tre anni fa ho creato la prima rivista italiana dedicata al poker (Card player Italia), adesso è arrivata la collaborazione con Gioco Digitale: per loro studio nuove iniziative per promuovere il poker in Italia e questo libro mi sembra un buon passo".

Domanda d'obbligo: da dove arriva la mania per le bandane che indossi sempre al tavolo?
"Succedeva che ogni volta che mi sedevo al tavolo a Las Vegas mi scambiavano per americano. La cosa un po' mi dava fastidio e ho cercato un modo per rendere evidente da dove venissi. Ho cominciato indossando la maglia della nazionale, poi sono passato alle bandane tricolore... è semplicemente diventato un vizio".

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