Intervista

Intervista a Maurizio Anderlini

A Monza, il fotografo insegna come realizzare immagini di qualità

Grazie alle macchine digitali, ormai scattare delle fotografie di qualità è alla portata di tutti. Eppure, per realizzare immagini di qualità occorre ben altro. Lo sanno bene all'Accademia delle Arti e delle Professioni di Monza e Brianza, dove il prossimo marzo partirà un corso di fotografia per chi volesse raffinare la propria tecnica. Abbiamo contattato il relatore degli incontri, Maurizio Anderlini, un po' per capire meglio come si articola il corso, un po' per scoprire chi è e che che cosa ha da dire sulla fotografia.   

Quale crede che sia il comune denominatore dei corsi dell'Accademia delle Arti e delle Professioni di Monza?
"In generale, tutti i corsi dell'Accademia hanno l'obiettivo di insegnare un linguaggio specifico, in questo caso quello fotografico. Io cerco di insegnare ai miei allievi a dominare la macchina e a progettare prima di scattare, per avere un'immagine più pensata, meno facile da ottenere ma sicuramente più intensa".

Altre caratteristiche del corso di fotografia da lei tenuto?
"Oltre a far acquisire delle competenze tecniche, il corso sviluppa un tema che sarà al centro poi dei lavori dei singoli allievi, a loro volta riuniti alla fine delle lezioni in una mostra nei locali dell'Accademia. Il tema che abbiamo sviscerato nel corso appena concluso era quello dell'Attesa, per quello degli appuntamenti di marzo, sinceramente sto ancora pensandoci!".

Alcuni celebri fotografi sostengono che la fotografia sia in qualche modo sottovlutata tra le arti: è d'accordo?
"Sì: pensiamo a quante persone hanno alle pareti di casa delle croste inguardabili, costate magari fior di soldi: con molto meno avrebbero potuto comprarsi una fotografia d'autore, ma manca un po'l acultura che aiuta a riconoscere fotografie di qualità".

Secondo lei qual è l'errore che sicommette più spesso scattando una fotografia? E che cosa non deve mancare ad un'immagine per essere di buona qualità?
"L'errore più comune che le persone commettono è porre il soggetto al centro della fotografia. Quello che invece distingue uno scatto di buona qualità è sicuramente la ricerca di originalità e di innovazione: siamo bombardati costantemente dalle immagini, non possiamo rischiare che le nostre si perdano in questo turbinio".

Al termine dei corsi dell'Accademia, che cosa la colpisce dei suoi allievi?
"Il fatto che arrivino a fine percorso sviluppando una grande capacità di emozionarsi attraverso le immagini, imparando anche ad esprimersi con il mezzo fotografico, esattamente come altri riescono a farlo attraverso una penna e un foglio di carta o attraverso una tela. Da parte mia posso dire che è stato positivo l'incontro con tante persone nuove: molte erano quasi totalmente agli inizi del loro rapporto con la macchina fotografica. Non è stato solo appagante vederli crescere, ma è stato molto incentivante per la mia professione di fotografo".

A proposito: al di là del ruolo di relatore, chi è Maurizi Anderlini?
"Ho origini modenesi e terminati i miei studi sono stato a bottega da Massimo Trenti. Nel suo laboratorio ho imparato quello che cerco di trasmettere ai miei allievi oggi e cioè ad osservare anziché guardare. Renti mi ha insegnato la letteratura della fotografia".

C'è un soggetto che preferisce ritrarrenei suoi lavori?
"Il mio sogno è quello di riuscire a tradurre in fotografia alcune
opere letterarie. Ce l'ho fatta realizzando L'Albero e la Balena: una serie di fotografie in cui ritraevo un albero un po' speciale che sorge nel parco di Besana Brianza rifacendomi a Moby Dick. Poi quelle foto furono esposte proprio a Villa Filippini, all'interno del parco. Ora il prossimo traguardo è realizzare un'operazione simile con Alice nel Paese delle Meraviglie, ma è un progetto complicato e mi occorre ancora del tempo".

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