Intervista

Intervista a Mario Stefano Pietrodarchi

Il campione del mondo di fisarmonica rompe il ghiaccio e parla di una passione che fluttua nella sua anima: la musica

Passeggiando per Salò, nella cornice incantevole del Lago di Garda, sono stato catturato dal suono di due strumenti: la chitarra vibrante di Luca Lucini e la fisarmonica passionale di Mario Stefano Pietrodarchi. Suonavano con l'entusiasmo di due vecchi amici il leitmotiv del film Il Postino, partitura firmata da Luis Bacalov. Un passante mi rimporvera: “Come non sa che quel fisarmonicista è stato campione del mondo?”. Gli incontri casuali sono belli per questo. Non sai mai chi ti trovi di fronte. Classe 1980, Mario Stefano si è diplomato con lode al Conservatorio di Santa Cecilia. Ha già alle spalle una folta attività concertistica in Italia e nel mondo.

La Fisarmonica è uno strumento seducente. Quali segreti nasconde?
"E' uno dei pochi strumenti a diventare parte integrante o corpo unico con l'esecutore. In tanti concerti sento dirmi che la fisarmonica tra le mie braccia sembra un prolungamento del mio corpo e questo è un grandissimo complimento".

Perchè certi strumenti passano sempre in secondo piano?
"La fisarmonica è uno strumento ancora troppo giovane (1828, ndr). In Italia e nel resto Europa non ha avuto una grandissima fortuna, tanto da essere considerata uno strumento di seconda classe. Del resto non avendo un repertorio proprio per mano di compositori come Bach o Mozart, è chiaro che soffre ancora difetti di giovinezza".

Quali sono i fisarmonicisti che ti incantano?
"Ci sono tanti ottimi fisarmonicisti che hanno lavorato da anni per lo sviluppo dello strumento. Vorrei ringraziare Richard Galliano per aver dato alla Fisarmonica quella notorietà "giusta" che essa merita".

Tu hai svolto la tua attività concertistica prevalentemente all'estero. Non si è mai profeti in patria?
"La mia attività concertistica è iniziata nel 2001 dopo aver vinto uno dei Concorsi più importanti del panorama Fisarmonicistico, il Trofeo Mondiale nel 2001 nella città di Lorient (Francia). Oggi dopo sette anni, ho portato la mia musica in quasi tutto il mondo dagli Stati Uniti d'America alla Cina. Sicuramente le cose più importanti le ho fatto all'estero, non potrò mai dimenticare i 3 Asia Tour in veste di solista al fianco dell'Orchestra Internazionale d'Italia, i Concerti a Yerevan (Armenia) e quello con la Filarmonica di Minsk  con il quale ho dato inizio ad un mio nuovo Progetto: esecuzione di brani Italiani scritti per me da Compositori Italiani. In Italia è leggermente più difficile inserirsi nelle stagioni importanti ma sono ugualmente contento del mio operato in questa magnifica terra. Quello che apprezzo dei concerti all'estero è la presenza di un pubblico più giovane rispetto al nostro. Spero sia di buon auspicio che i nostri giovani si avvicinino sempre più alla musica e al mio strumento".

Quali tentazioni artistiche deve evitare chi fa il tuo mestiere di questi tempi?
"
Il facile successo a discapito della qualità artistica e musicale".

Quando capiti a Milano, cosa sogni della nostra città?
"Poter suonare al Teatro alla Scala con la sua meravigliosa Orchestra. Credo che sia il sogno di ogni musicista! Mi piacerebbe andare nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie, a contemplare la magnificenza di L'ultima cena di Leonardo".

Progetti futuri...
"E' previsto nel corso del 2009 l'uscita di un disco "Made in Italy" con la fusione di Compositori-Esecutori-Liuteria tutta ed esclusivamente Italiana".

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