Intervista a Marco Travaglio

Il giornalista torinese ci racconta come risvegliarsi da una preoccupante "Anestesia Totale"

È uno degli uomini più chiacchierati degli ultimi anni. E non sempre con accezione positiva: o lo si ama o lo si odia, con lui non esistono mezze misure. Nell'era dell'homo videns televisivo, è uno dei pochi a riuscire nell'ardua impresa di riempire i teatri. Dopo aver calcato i palchi di tutta Italia negli ultimi quattro anni, torna con una nuova, irriverente opera, Anestesia Totale. Il primo spettacolo del dopo B., al teatro Ciak Webank.it. Stiamo parlando del giornalista Marco Travaglio. Mi prega di dargli del "tu", in fondo siamo colleghi...

Anestesia Totale: da dove hai tratto questo titolo così evocativo?
"È una frase che ho ripreso dal post scriptum dell'ultimo libro di Indro Montanelli sulla Storia d’Italia, dove confessava di non credere più in un Paese destinato all'anestesia totale, appunto. Partendo dallo stato di torpore dell'Italia mi chiedo: come siamo giunti fino a questo punto? Come mai l'informazione è così manipolata?"

Qual è dunque lo scopo dello spettacolo?
"In sei lezioni spiego le diverse tecniche di manipolazione mediatica oggi utilizzate. Il mio obiettivo è di smontare questi trucchi e portare il pubblico a crearsi gli anticorpi e i vaccini che lo risveglino dall'anestesia".

Cosa intendi con dopo-B. ?
"Di Berlusconi si è già detto tutto. Ora bisogna focalizzarsi su come sarà l'era post B.. Cosa accadrà? Ne arriverà uno peggiore? Oppure qualcuno tenterà di smantellare il sistema da lui creato? Credo che sia molto difficile per chiunque, di destra o sinistra che sia, distruggere questo sistema così comodo e ben avviato..."

Come mai hai scelto un luogo come il teatro per trasmettere i tuoi contenuti?
"Il teatro è il luogo più adatto per il racconto, che è lo scopo di questo e del mio precedente spettacolo,  Promemoria. In Tv il tempo è limitato a causa della pubblicità ed è impossibile formulare un pensiero senza che qualcuno ti interrompa o ti urli addosso. In teatro invece si riesce a sviluppare un racconto di senso compiuto. La gente paga un biglietto per venire a vederti e desidera ascoltarti, anche per tre ore consecutive".

Sei affiancato sul palco da Isabella Ferrari, qual è il suo ruolo?
"Isabella interpreta sei brani di Montanelli, sempre introdotti da contributi audio che ne riportano la voce autentica. I pezzi che abbiamo scelto sono custodi di un'informazione forte, che teneva svegli e che era antidoto all'anestesia totale".

Perché hai scelto di celebrare proprio la figura di Montanelli?
"Il mio obiettivo è quello di far scoprire ai giovani il grande giornalismo italiano di cui Montanelli è capostipite. Voglio che le nuove generazioni sappiano che l'informazione non è sempre stata anestetizzata, che un tempo la stampa era "cazzuta". Negli anni '70 vantavamo giornalisti del calibro di Eugenio Scalfari, Indro Montanelli, Enzo Biagi, Giorgio Bocca: uomini in grado di tenere viva l'opinione pubblica. Ora invece siamo immersi in uno stagno... Chissà che lanciandoci dentro un sasso, magari, stampa e Tv non ricomincino davvero a fare il proprio lavoro!"

L'arte e la cultura milanesi sono anestetizzate?
"Fino agli anni '90 Milano era culturalmente attiva e vivace, poi si è andata lentamente spegnendo. L'unico interesse della città è asfaltare ed edificare tutto. E intanto ci sono teatri chiusi da più di 20 anni. (Teatro Lirico, Teatro delle Erbe, Teatro Ciak. ndr)".

Credi nell'efficacia della comunicazione via web?
"Internet è l'unico deterrente all'anestesia. Se televisione e giornali censurano determinate notizie è la Rete a pubblicarle, intimorendo i vecchi media".

Ho letto di recente in una tua intervista che sei fan di Raffaella Carrà, confermi?
"Definirmi suo fan è forse un po' esagerato, però sicuramente la reputo una grandissima artista. Nonostante sia sulla breccia da oltre 40 anni, trasmette ancora una freschezza e un'energia incredibili, questo significa che ha qualcosa dentro e che non è una semplice montatura mediatica. E poi, legge anche il mio giornale..."

Parlando di mondanità, esiste qualche locale o ristorante che ti piace frequentare a Milano?
"Vivo a Torino, ma quando vengo a Milano passo spesso dalla Tavernetta da Elio in via Fatebenefratelli , ci sono affezionato perché andavo sempre lì a mangiare con Montanelli. È un posto molto carino e tranquillo, dove servono cibo rigorosamente toscano".

Se volete pedinarlo, sapete dove trovarlo...

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