Intervista a Marco Parente

Un sorriso di neve e tante curiose idee

Il sound-ceck è ultimato, fuori il diluvio universale, i musicisti hanno fame e lui ordina un Cuba. Ci si siede ad un tavolo del bar di Radio Popolare per fare due chiacchiere con Marco Parente. A chi volesse saperne di più sulla sua biografia consiglio di girovagare su www.marcoparente.it o su www.mescal.it.

Il tuo nuovo lavoro "Neve Ridens" mi fa pesare a una piccola bimba bionda, di nome Neve, che sorride, in inverno. Tu cosa immaginavi?
"E' bello che ognuno dia la propria interpretazione, mi piace. Io associo quest'immagine alla musica, dato che ogni cosa emette un suono. Il sorriso, pur non essendo la risata, ha un suono interiore ed è un elemento prettamente umano. Ho scelto la neve per la sua consistenza; prima è quasi solida e poi si scioglie diventando acqua. La neve attutisce i rumori, è un manto di pace, copre tutto, sia i colori belli che quelli brutti. Le due parole Neve e Ridens vanno a formare una nuova parola."

E come fa la neve a sorridere? (Sfodero uno dei miei sorrisi da personaggio fiabesco)
"Fa come te...si aprono le labbra e si vedono i denti" (Sorride anche lui)

Riferendomi al titolo del tuo terzo album "Trasparente", cos'è per te la trasparenza?
"Era riferito alla trasparenza degli oggetti, dei fisici e dei pensieri. Essere trasparenti nella vita vuol dire provare a dare un senso a ciò che si fa. E' il vivere poeticamente. Devi essere predisposto a lasciarti colpire dalle cose, attraversarle, adorarle e farle vivere. Dipende da noi il fatto che una giornata sia bella o brutta."

Ancora in "Trasparente" parlavi di una "Farfalla pensante". Mi ha incuriosita molto questa figura. Perchè pensava la farfalla?
"Non ricordo perchè pensava, ma era una metafora per l'amore."

A quanti anni hai iniziato ad avvicinarti al suono delle cose?
"Sono sempre stato attratto dagli oggetti e il mio approccio è istintivo. Principalmente penso a creare, non ho mai tentato di imitare qualcun'altro, cerco subito di possedere a mio modo le cose. A suonare iniziai a 12 anni in un piccolo gruppo di amici. Suonavo la batteria perchè non la suonava nessuno, però mi piaceva!"

Come si comporta il tuo corpo nella musica?
"Sono molto legato alla fisicità. A ogni gesto corrisponde un suono e, soprattutto nei futuri live, cercherò di usare i movimenti come prolungamenti della musica. Voglio intrepretare il disco più fisicamente, suonando un po' meno."

Dato che qui attorno gli altri stanno cenando. Qual è il cibo col suono più bello?
"Non saprei, non ci ho mai pensato...(Ci pensa) Il cibo è la sostanza primaria, è molto legato alla musica. Sono entrambi dei nutrimenti."

In ambito musicale, le tue scelte si possono definire coraggiose, perchè escono dai soliti canoni. Cos'è il coraggio per te?
"E' un'impresa. E' riuscire ad essere veramente se stessi."

Qual è la tua rivoluzione?
"E' come la poesia. La rivoluzione è svegliarti al mattino e darti un senso, combattere le proprie malformazioni mentali e fisiche. Siamo per natura in continuo cambiamento, in ogni istante, ma di base siamo sempre noi. Ci vogliono attenzione e concetrazione per capire cosa accadrà. Credo nei riconoscimenti, pure negli oggetti. Magari in un'altra vita eravamo questo bicchiere e questo tavolo e ci eravamo già incontrati...Bisogna essere disponibili verso ciò che può capitare. Se decidi di sorridere, anzicchè piangere, la giornata sarà diversa."

E chissà se il povero tavolo avrà sofferto per il peso dei nostri gomiti appoggiati...

© Copyright Milanodabere.it - Tutti i diritti riservati