Intervista a Marco Notari

Il cantautore torinese ci racconta del suo nuovo album "Babele"

Marco Notari, cantautore torinese, esce in questi giorni con il suo secondo album Babele (Artes Records/EMI). Un concept album che ha come fil rouge la storia di Lucia e Cristiano che l'autore sviluppa con la voglia di indagare l'animo umano.

Com'è nata l'idea di pubblicare un concept album?
"Mi sono presto reso conto che c’era una forte consequenzialità tra le canzoni che scrivevo, ed in modo del tutto spontaneo sono nati due personaggi. Così mi è venuta voglia di andare avanti su quella strada, dando vita a Cristiano e Lucia e sviluppando le loro rispettive storie".

La parola "babele" dà l'idea di una polifonia di voci, invece la storia si concentra solo su due personaggi...
"Questa parola racchiude bene la distanza e la difficoltà di comunicazione che esiste tra le persone. Cristiano e Lucia sono i simboli del malessere diffuso, e sono facilmente associabili alle nostre vicende personali".

La tua musica si avvicina ad una dimensione onirica...
"È presente un po' di psichedelia. In alcune canzoni prevalgono atmosfere magiche e trasognanti in altre, che fanno da contraltare, ritmi più compressi. Sono molto soddisfatto di questo contrasto".

Ti ritrovi nella definizione di cantautore?
"Mi ci ritrovo  a metà, soprattutto per via dei testi. Scrivo in lingua italiana, la trovo ricca e stupenda, amo De Andrè, Tenco e Gaber, però le mie sonorità sono diverse. La musica che mi ispira è estera, come Radiohead e  Low".

"Arrivederci" è ispirata dalla poesia "Lullaby" di Mark Haddon. Che rapporto vedi tra musica e letteratura?
"La poesia parte svantaggiata in quanto non ha la musica a fargli da supporto, però scrivere un testo di una canzone bello come una poesia è molto difficile, penso ci sia riuscito solo De Andrè. Sicuramente scrivere in italiano mantiene la bellezza estetica e della forma".
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