Intervista a Luigi Olivetti

Il fondatore della libreria Archivi del '900 festeggia i 10 anni di questa realtà culturale milanese

Per chi già la conosce e ne è abituale frequentatore, Archivi del '900 rappresenta una perla nel guscio culturale che avvolge Milano. Archivi quest'anno festeggia il decimo compleanno e ancora oggi trovare una categoria per questo spazio è un po' un problema, da affrontare col sorriso: libreria? archivio di prime edizioni? luogo di incontro? spazio espositivo? Abbiamo incontrato Luigi Olivetti, uno dei padri fondatori di Archivi del '900 anche per chiarire, appronfondire la natura di questo affascinante luogo.

Olivetti, può presentare la libreria Archivi del '900 a chi non la conosce?
"Archivi nasce come associazione ben prima di diventare libreria. Si trattava di un gruppo di ragazi, tra cui il sottoscritto, che decise di creare una bacheca online di prime edizioni di libri di poesia del secolo scorso. All'epoca ero psicoterapeuta infantile, ma avevo la passione per la poesia, così come gli altri del gruppo avevano altri lavori, ma si interessavano di libri. Decidemmo di darci da fare per mettere insieme le fotografie delle copertine, degli scrittori e dei poeti, fino a creare un vero e proprio archivio online: da qui il nostro nome".

Da dove ebbe origine l'idea?
"Volevamo rendere fruibili i volumi di poesia del primo e secondo '900, mostrare di che cosa si trattava. All'epocai l nostro era uno dei primi siti multimediali dedicati a queste tematiche, il che ci valse l'attenzione della stampa. L'idea venne da ma e dal mio amico Paolo, lui ingegnere informatico, io amante della posia e fu proprio l'incontro con un grande poeta, Louis Aragon a spingermi in quest'impresa. Era il 1982 e discutemmo a lungo insieme in occasione di una sua visita a Milano, all'oratorio della Chiesa di San Simpliciano. Mi disse che avrei dovuto avere memoria e far conoscere la poesia del '900, portandola al pubblico giovane. e in effetti il nostro è un lavoro che ha un grande scopo pedagogico".

Puntare tutto sulla poesia e sulla letteratura era (ed è) economicamente un rischio: Lei crede che Milano si legga più che nel resto d'Italia?
"A Milano si vendono più libri, ma il discorso di fondo è un altro. Il lettore va avvicinato proponendogli una percorso culturale, coinvolgerlo in un progetto. Il libro non va presentato come pura mercanzia, noi siamo una libreria piccola e autonoma, non un supermercato del libro e quel che ci dà la possibilità di sopravvivere sono proprio gli incontri con gli autori, i dibattiti, i concerti e gli spettacoli che proponiamo, sempre legati ad un approfondimento culturale. Inoltre onsigliamo libri di qualità, il persaonale è molto preparato, anche sui piccoli editori e in poesia".

A proposito di poesia, perchè un premio letterario intitolato proprio ad Antonia Pozzi?
"L'associazione all'inizio puntò molto sulla poesia, facendo riscopire anche autori un po' dimenticati, tra cui anche antonio Pozzi che dieci anni fa era una sconosciuta per i più. Il nostro scopo era didattico: farla arrivare al pubblico, ai lettori, e l'abbiamo fatto anche attraverso una mostra qui da noi, che ebbe molto successo. E' tra le più grandi poetesse del secolo scorso, ci sembrava giusto ricordarla in occasione di un concorso che premia i giovani poeti".

Qual è il fiore all'occhiello di Archivi del '900?
"Sono molto contento di questa lunga esperienza, sotto tanti aspetti. Sono orgoglioso quando mi metto in un angolo e vedo le sale piene, quando testo il coinvolgimento: il lettore viene da noi non tanto per gli sconti o per le offerte, ma perchè si sente partecipe delle iniziative. Ma mi piace anche poter offrire un angolo con la sezione dei fuori commercio o dei piccoli editori, sapere che siamo una delle poche librerie che riesce a vendere poesia".

Traguardi per il futuro?
"Vogliamo innanzitutto consolidarci in questa zona di Milano (non lontano da Tortona, n.d.r.), viva e interessante. Poi vorremmo legarci ad altri ambiti. Pensiamo alla moda o al design: perchè non collaborare? D'altronde lo spirito di Archivi è anche fatto di interdisciplinarietà e attraversamento dei confini. non è un caso se un nostro ciclo di incontri si intitoli "I confini". Parlando di una città come Trieste, vorremmo invitare Caludio Magris a parlare del sentirsi al confine, ma con lui anche architetti e designers. Infine mi piacerebbe movimentare l'attività della galleria, che - diciamo - si è un po' sacrificata negli ultimi anni".

C'è un libro che Le ronza in testa e di cui vorrebbe parlare in questo momento?
"Mi ha colpito molto un libro che racconta le vicende della libraia Sylivia Beach, titolare di Shakespeare e Co. di Parigi, mitica libreria che editò anche l'Ulisse di Joyce (La libraia di Joyce. Sylvia Beach e la generazione perduta - Il Mulino). Chissà... forse un po' mi sono identificato..."

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