Intervista a Luca Carboni

Il cantautore bolognese si racconta in occasione dell'uscita del suo nuovo album "Senza Titolo"

Due sagome mano nella mano. Un padre e un figlio. E poi una scritta: Senza Titolo. Non è un escamotage di un pittore per dare un nome alla propria opera. Ma il nuovo album di colui che è sopravvissuto senza sopravvivere agli anni Ottanta. Cappello stile borsalino. Occhiali da sole e un look total black. È Luca Carboni a regalarci qualche chicca sul suo viaggio in musica e parole attraverso "impressioni" di vita ed emozioni.

Luca, dopo cinque anni ritorni sulla scena con un album Senza Titolo. Perchè proprio questo nome?
"Ho semplicemente voluto dare carta bianca all'ascoltatore. In modo che potesse entrare liberamente nei titoli e nell'immaginario delle canzoni".

A proposito di libertà. Questa parola sembra la chiave e il messaggio che vuoi diffondere con il tuo lavoro.
"Il mio è l'album di un cantautore che utilizza il suono contemporaneo per mettersi al servizio del racconto. Si è un inno alla libertà e un tentativo di fornire in dieci tracce gli strumenti per osare. Dobbiamo abituarci a capire le cose che contano e a distinguerci nella vita e nella musica".

Quanto è difficile oggi essere originali e innovativi musicalmente?
"Purtroppo viene a mancare la voglia di investire su i nuovi artisti. È quasi impossibile. Perché le radio fanno delle precise scelte commerciali. Almeno in Italia. Di musicisti bravi ce ne sono. Ma manca la canzone d'autore moderna. La colpa è anche nostra e dei discografici che hanno smesso di credere una decina di anni fa".

Infatti è quello che dici in Riccione Alexander Platz. Dove sono finiti i sogni e le speranze della tua epoca?
"Siamo rimasti delle isole con un pugno di sogni in mano. Critico la mia generazione e anche me stesso. Avevamo la possibilità di cambiare qualcosa. Adesso spero nel futuro".

Il brano Cazzo quanto è bello l'amore è stato censurato da parecchie radio e ha suscitato grande polemica. Te lo aspettavi?
"Sinceramente non credevo suscitasse tanto scalpore. La "parolaccia" è semplicemente un rafforzativo. La canzone è venuta fuori di getto programmando la mia batteria elettronica. Avevo voglia di raccontare con ironia una storia e di fotografare la scintilla, il colpo di fulmine. Non è stato capito. Però la cosa bella è stata la solidarietà di colleghi come Jovanotti o Frenk Hi Ngr. Lorenzo addirittura ha twittato variazioni di questo titolo. La più simpatica è stata Mi consenta, quanto è bello l'amore".

E com'è il tuo rapporto con il web?
"Pudico. Andando in rete cade il concetto di album, per il fruitore scaricare è fantastico ma per un musicista è diverso. Se non fossi famoso ci starei sui social network ma non mi va di farlo. Anche perchè non amo tanto essere idolatrato. Da piccolo non volevo fare il cantante, volevo solo suonare in una band e fare l'autore".

E invece con il suo "fisico bestiale", Luca ha conquistato i palchi di tutta Italia. E continua a farlo. Tentando questa volta un'impresa più ardua: infondere la speranza per un futuro migliore. In cui ogni strada è da inventare. E partire magari dal mare, perchè lì non ci sono cartelli stradali.



© Copyright Milanodabere.it - Tutti i diritti riservati