Intervista

Intervista a Lorenzo Cherubini

Mtv Day: tra il sacro e il profano, questo è il posto della musica per il solare e sempre sorridente Jovanotti

Capelli lunghi e riccioluti. Viso luminoso e sereno. Così si presenta Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti. Classe 1966, è un fenoneno musicale scoperto da Claudio Cecchetto, con tante storie da raccontare, dal suo passato come vj di Mtv, al suo nuovo progetto musicale. L'abbiamo incontrato in occasione dei 10 anni di Mtv, compleanno che ha voluto festaggiare sia a Milano sia a Roma.

Lorenzo, che storia ti lega ad Mtv?
"Sono stato uno dei primi vj di Mtv Europa (primo italiano nella storia dell'emittente, ndr.). Ho iniziato nel 1989, quindi esattamente 18 anni fa. Eravamo io e Paul King, in un piccolo studio di Camden Town a Londra, dove si realizzavano due o tre ore al massimo al giorno. Io ho una storia importante con Mtv, perché mi chiamò quando la mia fase di esplosione era scemata. Quando in Italia c'era Pippo Baudo, Mtv mi proponeva una nuova carriera, quella di vj. Ho intrapreso questa strada, ma ad un certo punto dovevo decidere se rimanere a Londra o tornare in Italia. E sono  tornato con Una tribù che balla (1991). Ho ricominciato da capo e ringrazio Mtv, perché mi ha dato la possibilità di scegliere tra fare il vj o rifare musica partendo da un insuccesso".

Cosa vuol dire ricominciare?
"A me piace ricominciare e curare ogni dettaglio, quando si tratta di cesellalare lì divento un po' nervoso…"

E adesso cosa c'è in cantiere?
"C'è un nuovo disco, un nuovo progetto. Si tratta di un album che secondo me è il più bello che io abbia mai fatto, ogni volta che lo ascolto mi viene da piangere, piango di gioia, quindi sono molto contento. Adesso ho questi due mesi di definizioni che sono veramente difficili".

Che novità ci sono in questo nuovo album?
"Nel mio disco avrebbe dovuto suonare Joe Zawinul. La sua scomparsa è stato un dolore molto grande nel mondo della musica. Io so che gli ero simpatico e questa sera in qualche modo lo omaggerò. Questo musicista ci ha insegnato ad ascoltare la musica prima ancora che a farla. Nel disco ci sono molte collaborazioni. È un album ricco, ricco di vita, ricco di viaggi, però in questa fase qui non sono ancora in grado di raccontarvi niente".

Il mondo della musica piange un altro lutto, quello di Luciano Pavarotti…
"La morte di Luciano Pavarotti dal mio punto di vista personale è stato un fatto importante, perché ho avuto l'onore di conoscerlo e di assorbire un po' di questa sua voglia di vivere, la sua grandezza innata. Pavarotti era un grande, era una montagna. Era una montagna così alta che forse in cima non c'era mai stato neanche lui. Lui mi ha iniziato all'ascolto dell'Opera.. Durante un pranzo mi raccontò alcune trame, e siccome io sono affascinato dai racconti, le sue parole e il modo in cui descriveva i personaggi mi affascinavano: capii che era arrivato il momento di ascoltare questo genere".

Credi molto nel sociale. Cosa ne pensi dell'operato di Beppe Grillo e del V-day?
"Sono stato uno dei primi a cliccare sul suo blog, sono uno dei suoi fan. A me Grillo ha sempre fatto ridere e divertire fino a star male, in senso proprio letterale. Esci dai suoi spettacoli un po' frastornato. Il V-day mi sembra un fatto importante, non solo politico, ma anche antropologico. Io non ho aderito, non ho firmato, perché non ho un'opinione molto forte, nel senso che queste sue  proposte di legge non mi convincono completamente. Non credo che siano queste le urgenze del nostro Paese. Abbiamo altre priorità e problemi serissimi, primo fra tutti sicuramente il precariato, che fa sì che una coppia di giovani non possa mettere su famiglia; l'altro sono le pensioni. Io però non sono un tecnico, sono un musicista. C'è un solo vaffanculo che mi piace ed è quello di Benigni e Troisi in Non ci resta che piangere: gustoso, pieno, ricco!"

Cosa ti lega a Milano?
"Ho vissuto 10 anni in questa città e sento che c'è sempre un posto qui per me".

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