Intervista a L'Aura

Una voce nuova a galoppo: stile, sprint e progetti in vista della tappa milanese al Music Drome

L'Aura ha 22 anni, è bresciana ed ha una voce interessante. Il pubblico milanese avrà modo di ascoltarla il 19 gennaio al Music Drome, mentre la grande platea attende il suo ritorno al prossimo Festival di Sanremo nella categoria dei Campioni. Cantante, compositrice e musicista polistrumentista, L'Aura ha già alle spalle il disco d'oro Okumuki, collaborazioni con artisti internazionali come Lenny Karavitz e diverse esperienze formative all'estero.

L’Aura, hai trascorso un paio d’anni a San Francisco per perfezionarti. Cosa succede ai musicisti dall’altra parte dell’Oceano?
"Se la passano sicuramente meglio di noi, perché negli Stati Uniti c'è un rispetto profondo per chi fa il nostro mestiere. In California come altrove il musicista è visto come uno che lavora e non come chi gioca e si diverte. In Italia lavoriamo tanto, ma siamo percepiti in maniera diversa".

E l'industria discografica?
"Il cambiamento è a livello planetario e i fatti ce lo dimostrano. Diciamo però che in America i locali restano ancora una postazione privilegiata per mettersi in mostra e fare esperienze dal vivo importanti…"

I nostri locali non fanno abbastanza per promuovere bene la musica?
"Non sempre, perché li consideriamo quasi una tappa primitiva della nostra gavetta. Grandi o piccoli musicisti dovrebbero provare quei palchi".

Sei giovanissima. Fai parte della "My Space Generation" perché il web lo senti a portata di mano?
"Sì, ti confesso con orgoglio che ho investito da subito nel web, cercando sempre di essere avanti sia con un sito che con un blog. Ho prestato molta attenzione a questa innovazione tecnologica: Internet è il futuro e neppure la musica  può sottrarsi a questa rivoluzione".

Hai collaborato con diversi nomi del panorama musicale italiano: da Morgan a Renato Zero. Si muove qualcosa nella musica del Belpaese, per scrollarci di dosso l’etichetta del "solito miscuglio melodico"?
"Il processo è lento e stimoli si intravedono nel panorama underground e parzialmente in quello pop. Io come molte altre nuove leve ci sentiamo molto influenzati dalla musica anglosassone. Utilizziamo il codice straniero per sperimentare altre vie, e forse ritrovarci su una nuova scia".

Nel tuo ultimo album Demian, uscito l'estate scorsa, passi con disinvoltura a più registri musicali. Una bella prova?
"E’ un disco rock di grande impatto, nonostante le incursioni di altre generi. Demian è molto nervoso sulla sponda musicale perché è stato generato con grande fatica, dopo aver vissuto problemi fisici che per fortuna ho lasciato alle spalle. Amo molto quei pezzi, anche se penso che il lavoro sarebbe dovuto uscire più in là, in un periodo diverso".

Cosa ci anticipi sulla canzone che porterai a Sanremo?
"Posso dirti soltanto che Basta è una canzone abbastanza ritmata, più pop, più easy. L'argomento è impegnativo, ma lo scoprirete soltanto ascoltando il brano. Basta sarà inserito in un nuovo album, ovvero un collage delle mie canzoni con alcuni inediti".

Un sogno a breve scadenza?
"Un lungo viaggio in Giappone o in Australia. Ho una voglia matta di vedere l’Asia e L’Oceania!"

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