Al termine della proiezione stampa si accomoda in sala il cast di Questione di cuoresi siedono Kim Rossi Stuart, Francesca Archibugi, Micaela Ramazzotti, Francesca Inaudi, Antonio Albanese. Nonostante la pellicola convinca la platea di giornalisti, non arriva dagli attori quell'ansia elettrizzante di parlare del film in prossima uscita. Sarà stanchezza, sarà una giornata no, il dubbio è che sul set i rapporti non siano stati proprio rose e fiori. Sono rischi che si corrono quando si fanno lavorare insieme personalità diverse, come quelle di Albanese e Rossi Stuart. Eppure il film parla proprio di questo: un'amicizia nata sui letti di un ospedale tra Alberto (Albanese) e Angelo (Rossi Stuart). I due non si somigliano affatto: uno sceneggiatore a dir poco esuberante, in piena crisi creativa e sentimentale e un meccanico e padre di famiglia di borgata, valori solidi e vita semplice. Una volta dimessi, il loro legame accompagnerà le rispettive sorti. Più e meno fortunate. 

Kim Rossi Stuart, nel 2005 ebbe un incidente in moto che gli costò una lunga degenza. Quanto ha raccolto da quegli eventi per interpretare Angelo?
K.R.S. "In quel caso ho vissuto una situazione risolvibile senza traumi. Sarà forse anche per
questo che l'ospedale non ha un'accezione negativa, secondo me. È un luogo in cui si è accolti, dove si possono effettivamente fare incontri come quello del film. Certamente, quando abbiamo iniziato a girare le scene ambientate in Rianimazione, è scattato subito un meccanismo sensoriale, che mi ha riportato ricordi e sensazioni dei giorni della mia degenza".

Antonio Albanese, che cosa ha pensato di questo film, quando è arrivata la proposta?
A.A. "Mi è toccata la parte di Alberto, lo sceneggiatore milanese trapiantato a Roma che
non sta zitto un attimo. Sono molto più simile al personaggio di Angelo, caratterialmente e perché come lui arrivo dal mondo operaio, origini di cui sono fiero. Mi interessava però l'idea di interpretare un intellettuale decadente con un'anima ancora da scoprire, e poi mi trovavo anche nel suo modo di lavorare, di inventarsi storie a partire dall'osservazione".

Domanda alla regista Francesca Archibugi: in una scena, alcuni amici di Alberto vanno a fargli visita in ospedale. Sono Paolo Sorrentino, Carlo Verdone, Stefania Sandrelli che appaiono in un cameo speciale. Molte scene dopo però Alberto lascia intendere che amicizie vere nel mondo del cinema non ci sono. Come stanno davvero le cose? 
F.A. "La solitudine in cui vive Alberto è una sua scelta. Il cinema popolato da false
amicizie è un cliché, infatti Sorrentino, Sandrelli, Verdone, Virzì hanno partecipato a quel cameo proprio perché amici miei. Ho tagliato una scena in cui Alberto era a cena con questi suoi amici, lì era evidente come fosse irritato da quelle presenze. E' Alberto a volersi rintanare".

Un'altra protagonista del film è in qualche modo Roma. Non quella da cartolina, ma una più reale e contemporanea. Come mai questa scelta?
"La Roma del film è quella del
quartiere Pigneto. Gli ultimi film che ci hanno girato sono stati quelli degli anni '50: Rossellini, Visconti, Pasolini... poi è stato dimenticato. Ero curiosa di filmarlo perché credo che tornare a visitare il Pigneto nel 2000 ci fa capire com'è cambiato, ma anche come siamo cambiati noi in questo mezzo secolo".

In ospedale nasce l'amicizia tra il personaggio di Rossi Stuart e quello di Albanese. Davvero è possibile che nasca un rapporto profondo tra persone così diverse?
K.R.S. "Non solo è possibile, ma è anche auspicabile. Dalle diversità arrivano gli timoli e
non è un caso che i miei più grandi amici siano completamente diversi da me: sono un marmista, un ragazzo che fa scarpe alla Garbatella e un istruttore di arti marziali nelle palestre più scalcagnate di Roma!"

E invece sul set come si stava?
K.R.S. "Ci odiamo tutti!"(Risate del resto del cast)
A.A. "E' vero, ma il punto è semplicemente questo: Kim pesca in acqua salata, al mare, che è una roba da rozzi proprio. Io invece pesco in acqua dolce, al lago. Tutta un'altra cosa. Tra noi c'è la stessa diversità che passa tra nobiltà e proletariato, siamo inconciliabili".

Kim Rossi Stuart azzarda una difesa "Ma... anche Hemingway...", lo interrompe Albanese "Hemingway è morto, fine della discussione". Giornalisti e attori sorridono, la tensione si è sciolta, la conferenza stampa si chiude. Peccato che il ghiaccio si sia rotto un po' troppo tardi.

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