Intervista a Katie Hickman

La scrittrice inglese tratteggia un nuovo mondo, fra attuale e passato, nell'harem di Istanbul

A cavallo di un tempo labile, fra seduzioni e filologia, la narratrice inglese Katie Hickman torna con una storia che dall'algida vita accademica inglese si spinge nel segreto dell'harem di Istanbul. Narrazione, finzione e ricerca storica spingono il lettore de Il giardino delle favorite edito da Garzanti, verso l’avvincente storia di Elizabeth, studiosa che ad Oxford scopre l'incredibile e segreta storia di Celia, risalente a 400 anni prima nell'harem del Sultano e del suo amato Sir Pindar.

Nel libro vengono narrate due storie d'amore vissute in due epoche diverse, il linguaggio esprime idee di romanticismo diverse. Com'è riuscita?
"Non era intenzionale: parlare dell'amore è molto complesso, specie quando si tocca la fisicità, bisogna sempre salvaguardare la sensibilità senza cadere nel volgare o nell'anatomia erotica. Sono pochi gli autori, ed io non mi includo, che riescono nell'intento, credo che per entrambe le storie d'amore io abbia seguito questo principio."

All'interno del romanzo si vive anche il dualismo di due ambienti molto diversi, la fredda Inghilterra e l'esotico harem di Istanbul.
"Diciamo che sono complementari e allo stesso tempo la Istanbul di Celia trascina Elizabeth via da una relazione tossica che ha in U.K. Quando giunge ad Istanbul scopre un'atmosfera liberatoria opposta al rigido mondo subito da Celia, ma anche questa è una struttura di scrittura incosciente, nata durante la creazione di questi due mondi."

L'harem è da lei descritto con una minuzia storica e fatto rivivere con avvincenti trame e sotterfugi, è stata a sua volta intrigante la ricerca?
"Ho letto tutto quello che era possibile sull'harem e mi sono trovata di fronte alle sue rigide leggi, le sfide femminili e le fonti storiche si sono legate alla narrazione. E' stato un viaggio molto bello che ho fatto io stessa, frequentando anche gli hamman per descrivere al meglio quel tipo di esotismo."

Oggigiorno è difficile parlare della donna in tutte le sue sfumature, specie quelle dove si manifesta un rigore ed un tabù. Come ha creato donne così complesse?
"E’ vero, è delicato parlare della condizione della donna oggi. Specie nella narrazione dell'harem, era facile cadere nel clichè della donna occidentale che vede la schiava quale donna che aspetta di essere usata dal Sultano e, di contro, era facile vedere il clichè di pura fantasia: era un mondo con regole brutali e autorità femminili crudeli."

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