Intervista a Il Cile

Dodici ragazze per me posson bastare. Il cantautore presenta "Ho smesso tutto", il suo primo romanzo

Ci sono anche una ninfomane, una ragazza di campagna appassionata di moto e motociclisti e la sosia di Brigitte Bardot tra le dodici protagoniste di Ho smesso tutto, il primo romanzo di Lorenzo Cilembrini, a.k.a. Il Cile, da pochi giorni in libreria e che il giovane cantautore presenta a Milano il 16 gennaio. Dodici ritratti femminili e un profilo dissacrante "sulla figura dei cantanti – afferma – e del loro rapporto con le donne, la vita on the road, gli eccessi". E una precisazione: il sofisticato artista del brano Le parole non servono più ci garantisce che non c'è nulla di autobiografico, è tutta fantasia.

Dici davvero, non c'è niente di personale? Prendiamo il capitolo dedicato alla stalker. Non hai mai avuto a che fare con una fan un po' troppo accanita come questa?
"Questo capitolo nasce da un episodio che mi ha lasciato perplesso: un giorno mi arriva la lettera di una fan che mi racconta la sua vita, nei dettagli più intimi, come se fosse sul lettino di uno psicanalista. Io non rispondevo ma  le lettere aumentavano e il tono delle sue parole era sempre più disturbato".

A proposito di disturbi, tra le altre protagoniste del libro ci sono una soldatessa ninfomane e una che ha tentato il suicidio. Sembra che la vita di una rockstar preveda solo love story senza un equilibrio.
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Beh, essendo nel mondo della musica da tempo, posso dire che di persone come quelle citate ne ho incontrate molte, anche donne. Oggi certi tabù sessuali, maniacali, compulsivi e autodistruttivi non suscitano più scalpore e quel severo giudizio morale di una volta".

Parliamo di Facebook. Sei seguitissimo, rispondi sempre ai commenti, hai annunciato l'arrivo di Ho smesso tutto proprio con un post. Un artista oggi non riesce a fare a meno dei social network, sei d'accordo?
"Il web è un'arma a doppio taglio. Utile, divertente e veloce per comunicare e promuovere la propria arte ma rischia di farti confondere la vita virtuale con quella reale. È importante disintossicarsi ogni tanto, l'ho capito stando una settimana senza iPhone: prova, vedrai che ansie, preoccupazioni e nervosismi calano improvvisamente".

Io non ce la farei mai! Con iPhone o senza, sei passato dal tour negli stadi per aprire i concerti di Jovanotti al successo del libro. Eppure sei quello che canta Ho smesso di credere alle favole. È ancora così?
"Monicelli diceva che la speranza è una trappola. Il maestro a mio parere ha rappresentato la quintessenza del genio toscano, io genio non mi sento, ma toscano lo sono davvero tanto. Ed è tipico di noi toscani nascondere spesso dietro ai sorrisi un male di vivere difficilmente estirpabile, per questo credere alle favole ci risulta ostico. Quanto al libro, è un'esperienza di cui sono molto orgoglioso".

Levami una curiosità. Intravedo qualcosa tatuato sul tuo petto. Una scritta? Cosa?
"Omnia munda mundis, ovvero "tutto è puro per i puri". È un motto latino che compare anche nei Promessi Sposi. Manzoni lo fa pronunciare da Fra Cristoforo giunto con Lucia e la madre Agnese al convento di Pescarenico dinnanzi a Frà Fazio, sbigottito a causa dell'orario e della presenza di due donne. Un po'come dire che l'apparenza inganna e nella mia vita posso dire che l'apparenza mi ha ingannato spesso".

Monicelli, I Promessi Sposi oppure "Bukowski in formato rock'n'roll", come ama definire il suo libro. E se qualcuno ancora si domanda "Bukowski chi?", ecco il lato più bello di tutta questa storia. Ben vengano artisti talentuosi, tatuati e social addicted quanto basta come Il Cile, che con i loro riferimenti parlano alle nuove generazioni di cose di un tempo in cui Facebook non era Tutto ciò che ho. E non è ancora finita. Ce n'è ancora una cifra, direbbe il suo padrino Jovanotti.
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