Intervista a Greenwich

Francesca Xefteris, voce della giovane rock band, ci racconta il "viaggio" Roma-Milano per aprire i concerti di Ligabue

Venerdì 4 luglio e sabato 5 luglio i Greenwich sono fra le band che apriranno i due concerti di Ligabue allo stadio San Siro, occasione conquistata grazie al concorso musicale Sun 'n Sound che li ha premiati come miglior gruppo emergente.  Formata da cinque componenti, Francesca Xefteris (voce e chitarre), Alessandro Talia (piano e tastiere), Andy Bartolucci (batteria), Matteo Locasciulli (basso e chitarre) e Nicola Pomponi (chitarre), proporranno tre loro brani nediti: Anni 70, Ogni cosa che stai cercando e Fuori dal mondo.

Francesca, qual è l'origine del vostro nome?
"Diciamo che prima è nato il nome e poi la sua spiegazione. Tutto è accaduto cique anni fa, quando io e Matteo, per essere messi in scaletta una sera, nel giro di pochi secondi abbiamo dovuto scegliere un nome: l'occhio è caduto sulla scritta Greenwich Village e da lì ecco il nome. Ma quel luogo è legato all'America, in realtà noi vogliamo esprimere un legame all'Inghilterra, pur non cantando in inglese."

Cosa avete provato quando avete saputo che avreste suonato a San Siro?
"Una gioia immensa, dalla nostra cantina-sale prove allo Stadio! Abbiamo fatto festa e poi un grande senso di "responsabibilità" e gratitudine verso le persone che ci hanno aiutato. Seguiamo tutti Ligabue, soprattutto il nostro bassista. E' uno dei personaggi che riesce sempre a riempire gli stadi, vende tanti dischi ed è sempre capace di comunicare nuovi messaggi."

Acquisti molta musica?
"Sì, ma il prezzo rimane sempre una variabile molto importante. Sono anche per il download, è come se servisse per "annusare l'aria", ma poi vado a caccia del disco, perchè oltre al contenuto ne amo la materialità."

Come mai i vostri tre brani sul MySpace non sono scaricabili?
"In realtà perchè non sono versioni definitive, sono demo. Probabilmente a ottobre uscirà il nostro primo singolo ed entro l'anno l'album."

Di cosa parlano le vostre canzoni?
"Facciamo pop rock, scriviamo sia canzoni intime dove esprimiamo nostri punti di vista, ma anche brani con concetti universali, in cui tutti si possano ritrovare. La musica è il nostro modo di comunicare con la società, se non ne facessimo ne saremmo tagliati fuori".

Quanto Roma influenza la vostra musica?
"Tantissimo, ogni cosa è fonte d'ispirazione. Pensa che Anni 70 è nata mentre Matteo era in motorino in mezzo al traffico e guardava la città. In autobus, in metro, ovunque, io poi ho un posto speciale, è il Giardino degli Aranci: da qui hai una vista splendida su Roma. Ci trovo tanta pace, la mia mente si apre e lascio alle spalle tutta la frenesia".

Che rapporto avete con il web, quanto è importante internet?
"Fino a 16 anni non sapevo neanche cosa fosse. Sono impazzita quando l'ho scoperto, è stato come un giocattolo nuovo, ma poi ho capito l'importanza di un uso più responsabile. Grazie al web, ci siamo fatti conoscere e la nostra musica entra direttamente nelle case delle persone".

I vostri genitori come vedono questa vostra avventura?
"Sono fiduciosi, ma all'inizio è stato molto confluittuale, loro volevano un percorso di studi "normale" e quindi era un susseguirsi di permessi e compromessi. Appena hanno sentito Auditorium di Roma, San Siro a Milano si sono tranquillizzati. Ovviamente fanno così per il mio bene, temono le bolle di sapone e le brutte delusioni".

E oggi chi è Francesca?
"Una musicista, che con cinque amici ed una monovolume, affronterà un rocambolesco viaggio da Roma a Milano. Sono felice e fiduciosa, perchè adesso sento di avere veramente il sostegno di tutti. L'altro giorno il mio papà mi ha commosso, mi ha stretta e mi detto brava la mia piccolina!".

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