Intervista a Graziano della nebbia

"Meno male che si sono rotti i muri fra generi musicali: ben venga il digitale!"

Graziano della nebbia ha 28 anni, lavora come dj da quando ne ha 18. Ora collabora con l'Armani Privé, il Just Cavalli, il The Club, e partecipa a molti eventi nel mondo della moda. Nell'ultima Milan Fashion Week era in boutique da Cesare Paciotti e alla Vogue Fashion Night ha creato il sottofondo musicale nello store di Armani e ha presenziato a numerose feste. Lo scorso 14 luglio era dj, insieme al celeberrimo Paul Oakenfold, all'esclusivo party organizzato da Dolce & gabbana in onore di Madonna, al Gold, subito dopo il trionfale concerto a San Siro.

Come mai hai scelto di non avere un nome d'arte?
"È stato naturale, non ho mai pensato di avere un alter ego".

Cosa significa per te essere dj?
"Vivere un approccio molto particolare con tutto quello che mi circonda, con il vantaggio di avere un punto di osservazione privilegiato. Dalla console osservo molto gli atteggiamenti e i comportamenti della società che si diverte". 

Cosa vedi?
"A Milano c'è grande attenzione per l'immagine e look: il popolo della notte è molto glamour e attento ai dettagli fashion. La città, più di qualunque altra in Italia, sta al passo con le tendenze e gli stili, senza mancare di originalità propria".

La nightlife di Milano sta davvero morendo, come molti tuoi colleghi affermano?
"Tutt'altro: c'è una nuova tendenza, un mood musicale molto stimolante. Nei locali c'è più distanziamento dalla dimensione prettamente underground che vedeva una rigida catalogazione musicale in generi ben definiti. Disco, electro, indie rock, hip hop e r'&b' si fondono e si può spaziare molto. La gente, comunque, spende un po' meno e forse sta abbandonando certi atteggiamenti spavaldi, quasi sfrontati, degli anni di maggiore benessere, ma sa e vuole comunque divertirsi. La città continua a permetterlo! Molti colleghi si pongono forse un po' troppo da artisti nelle loro critiche: nulla in contrario, io però non dimentico mai la mia mission, divertire e far ballare secondo ciò che viene richiesto dalla location. La sperimentazione e la ricerca non sono per nulla estranei al mio mondo ma li limito alla dimensione privata, non quando lavoro".

Come ti prepari?
"Ascolto tutto e leggo tutte le recensioni sulle novità, in ogni genere e ambito, frequento i negozi di vinili in giro per l'italia, ma anche la Rete è di fondamentale importanza: nel classico negozio di dischi trovo spunti che poi approfondisco con la lente di ingrandimento che Internet offre. Le riviste specializzate Dj Mag e Mixmag mi sono di grande aiuto".

Il rapporto fra vinile e digitale?
"Il vinile è ormai tramontato, oggi non è piu l'unico supporto, anzi: lo stesso djing si è innovato attraverso le possibilità offerte dei supporti digitali, che smaterializzano la musica, con tanti pro". 

Quale brano non manca mai nei tuoi dj set?
"Sweet Dreams degli Eurythmics: un capolavoro assoluto!".

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