Intervista a Giovanni Scafuro

Un vulcano di creatività si abbatte su forchette, frullatori e quant'altro capiti a tiro di questo designer napoletano

Si chiama Giovanni Scafuro e cento ne pensa, cento ne fa. Artista? Designer? Va bene tutto perchè, dice lui: "Accetto tutte le definizioni, tanto nessuna riesce a contenermi. Non mi offendo!". Ha presentato lo scorso luglio la sua nuova collezione di creazioni, sotto il nome di "Fork in Progress", al negozio Le 18:00. È il caso di dire che Scafuro ha piegato a suo volere forchette e cucchiai per trasformarli in anelli, bracciali, specchi, e tanto altro. Gli abbiamo fatto qualche domanda.

Se dovessi raccontarti in due parole ai lettori, cosa diresti di te?
"Direi che sono un napoletano che ama lavorare con gli oggetti, specialmente con quelli che in qualche modo hanno un'anima. Gli oggetti vecchi e usati sono quindi senza dubbio più interessanti di quelli di nuova produzione. Io adoro smontare e rimontare le cose, reinventandole, quindi ho bisogno che l'oggetto mi comunichi qualcosa."

Per quale motivo questa differenza di produzione tra ieri e oggi?
"Gli oggetti di ieri sembravano avere più senso, oggi invece tutto quel che viene prodotto ha una data di scadenza programmata, ancor prima dunque  di uscire sul mercato."

Ti ricordi qual è stato il primo oggetto che hai reinventato?
"Mi ricordo la prima forchetta, ma il primo oggetto in assoluto no, perchè ho sempre rielaborato diversi materiali e mi sono sempre invenato qualcosa, da regalare agli amici soprattutto. Poi queste "invenzioni" sono diventate il mio lavoro."

Com'era questa prima forchetta?
"Era un regalo per la mia fidanzata. A dire il vero quasi tutto quello che creavo all'inizio era pensato per la mia ragazza! Forse cambiavo oggetti d'interesse ogni volta che trovavo una nuova ragazza. Adesso che ci penso, forse ho avuto troppe fidanzate!"

È un punto di vista...
"La questione del mio lavoro sta proprio nel punto di vista. E' importante imparare a cambiare il punto di vista sulle cose. Imparare a vedere il mondo non come gli altri ti insegnano, ma in maniera personale. E' una capacità che tutti noi abbiamo, anche se tendiamo ad attribuirla al genio. Il mio lavoro consiste in questo: prendo un frullatore o una bicicletta e invece di accontentarmi di quello che sono, li smonto e li rimonto a seconda di come le vedo io. Idem per le forchette".

Esponi i tuoi prodotti nel negozio Le 18: c'è qualcosa di cui sei particolarmente orgoglioso?
"Mi piacciono molto i gioielli che ho realizzato con la posateria e i bracciali di plexiglass. Questi ultimi sono stati creati con materiale di recupero, pezzi di vecchie lampade luminose."

C'è un oggetto su cui in questo momento vorresti mettere le mani per un nuovo lavoro?
"Mi viene in mente una barca, con cui andrò in vacanza quest'estate. Quando abitavo a Napoli andavo una volta a settimana a pesca: era il mio modo di staccare. Sebbene lavoro e vita normale per me siano un tutt'uno, anche io ogni tanto sento il bisogno di allontanarmi da tutto e da tutti".

Altrimenti come si farebbe a cambiare punto di vista?

© Copyright Milanodabere.it - Tutti i diritti riservati

Correlati:

www.giovanniscafuro.it
www.le18.it