Intervista a Gianni... Resta nel profondo

Una finestra sul mondo di Gianni Resta, musica tra sogno e disincanto

Ha uno sguardo che, se l'ascolti veramente, ti trascina in profondità. Gianni Resta è un giovane cantautore milanese, guascone disincantato e inquieto che canta di storie incontrate lungo la sua via, camminando e guardando negli occhi le persone. A vederlo sul palco non si direbbe sia timido e invece eccolo qui, insieme a me in un locale grazioso dell'Isola, un cocktail, un tè caldo all'arancia e tante parole. Parole zuccherate, parole speziate, parole spaziali, domande sull'Universo, giochi e sorrisi... tanti sorrisi. Potrei descrivervi Gianni col suo sguardo, trafiggendovi per il mistero che l'accompagna, ma lascerò che siano le sue parole a farlo.

Gianni, hai una borsa più grande della mia... cosa c'è dentro?
"Allora, vediamo... un'agenda pentagrammata, un libro di Douglas Adams "La Vita, l'Universo e tutto quanto", un libro di Umberto Eco, una felpa nera, la penna, le chiavi e... e il mio Album per te!". Sorride.

Ah, grazie mille! Speravo me lo portassi... Ma cos'è la prima cosa che metti nella valigia prima di partire?
"Sicuramente le cose per scrivere, quaderni e penne."

Come senti che una canzone ti chiama?
"E' una magia vera e propria. Hai detto bene, una canzone mi chiama poichè la musica già esiste ed io fungo solo da filtro umano. Come musicista e come le persone con una sensibilità più spiccata, sento la musica prima degli altri. Essa è nell'aria, libera, passa attraverso la mia testa ed io le dò forma."

Come ti sei avvicinato alla musica da piccolo?
"Grazie a mio padre. Mi faceva fare un gioco: mi metteva le cuffie, spegneva le luci e rimanevano accese solo le lucine dello stereo. Prima di mettere il disco mi diceva di immaginare di essere un astronauta e di pensare che le spie dello stereo fossero le luci della navicella spaziale. Poi iniziava il viaggio con dischi quali quelli di Yes, Pink FloYd, Emmerson Like a Palmer o Rolling Stones. Quei suoni psichedelici e la sensazione del passaggio della musica dalla cuffia destra alla sinistra mi affascinavano moltissimo ed eccomi qui..."

Come potrebbe essere una favola moderna e cosa serve per raccontarla?
"Sai, ho da poco scritto una commedia ispirata ai racconti di Douglas Adams, che è stata rappresentata al Teatro Libero, proprio per narrare una favola moderna, esprimendo la mia attitudine al gioco e al sogno, seppure i tempi siano grigi. Per scrivere canzoni e cose autentiche è importante osservare con attenzione tutto ciò che ci circonda. In tal modo la gente si riconosce. E' come aprire una finestra sul mondo per tentare di avvicinarsi agli altri."

Dal titolo del tuo Album "Vinco e torno" sembra che in un viaggio l'importante sia vincere, prima di tornare. E' così?
"L'importante è partire e per ognuno la vittoria può assumere diverse forme. E bisogna anche tornare... prima o poi è inevitabile."

Non si sa come arriviamo a parlare di amici immaginari... Ma tu avevi un amico immaginario?
"Sì! Si chiamava Luigi e uscivo spesso con lui. Un giorno mia mamma per mettermi alla prova mi chiese come si chiamava di cognome ed io risposi "Marricone"."

E com'era Luigi?
"Te lo disegno."... e me lo disegna veramente.

Qual è stato il primo grande concerto a cui sei andato?
"Quello di Vasco Rossi all'Arena di  Milano nel 1989."

Qual è il luogo della casa che ti rispecchia maggiormente?
"Mi piace molto stare in casa, amo un po' tutto, la cucina dove si libera la fantasia tra i fornelli ed è come comporre una musica. In bagno canto sotto la doccia se c'è qualcuno fuori che voglio fare ridere."

Che rapporto hai con i vestiti?
"E' importante. Gli abiti di scena mi danno sicurezza e nella vita devo sentirmi comodo. Ai primi concerti mi travestivo proprio, ma poi ho capito che era un modo per nascondermi e che la gente così non poteva vedermi per quel che sono. Ora cerco di essere più naturale possibile per non deludere nessuno anche giù dal palco."

Immagina di star suonando per strada, si avvicina a te un bambino che ti ascolta con attenzione. Tu cosa gli dici all'orecchio che possa sentire solo lui?
"Gli dico "Io sono te"."

Qual è l'odore che preferisci?
"L'aria acre della cantina."

Attorno a noi dei bambini stanno giocando all'ora dell'aperitivo e li osserviamo ricordando i nostri occhi di quando eravamo dei piccoli folletti sognanti, esseri pieni di speranze e di immaginazione, esseri che anche oggi conserviamo e annaffiamo come lucenti fiori preziosi da fare crescere giorno per giorno. E forse, senza che ce ne accorgiamo, una notte il paesaggio intorno a noi, diverrà come lo abbiamo sempre immaginato e non saranno solo i nostri occhi a trasformarlo, no... ma quello che siamo, dal profondo, illuminerà il mondo.

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