Intervista a Gianni Moretti

Il giovane artista umbro ritorna alle origini della pittura per una delicatissima narrazione dei corpi

Gianni Moretti ha un tono di voce delicato, complice una sensibilità che si svela in ogni sua opera, dove corpi e gesti giungono allo spettatore dopo un percorso accademico e culturale molto personale. Lo studio dei corpi si manifesta attraverso tele di tampone e pigmento che rendono ogni opera volatile e sfuggente. Grazie all'incontro con il curatore Matteo Galbiati il percorso dell'artista umbro si palesa al pubblico milanese.

La prima curiosità che suscita la tua opera è anzitutto la tecnica, dolce, minuziosa e delicata. Come sei arrivato a questo tipo di pittura?
"Le mie opere sono tutte pigmento su carta tecnica che riprende lo spolvero coi cartoni forati, lo stesso metodo che veniva usato nel Rinascimento per gli affreschi, dove il pigmento era depositato, oggi arrivo anche a concepire il pigmento su parete, che una volta terminata la mostra scompare."

I soggetti delle tue opere sono spesso i corpi e le loro mutazioni in movimento, cosa ti spinge a questa curiosità?
"Per me il corpo è sempre stato un punto di partenza, il successivo è il loro annullarsi, ed un'immagine topica di questo è nella mia opera Tuffatori nei Pozzi, dove i lavoratori che pulivano i pozzi si rovinavano i corpi, ed è un tema che ho ripreso dallo scrittore Lundgvist. Riprendo anche il corpo degli atleti. Questi corpi è come se fossero sempre sulle sabbie mobili, pronti a sparire. Testimonianza della vacuità della vita."

Le influenze come il richiamo alla letteratura ti spingono a creare cicli di pittura, e i luoghi in cui esponi influenzano a loro volta il tuo lavoro?
"Le ispirazioni arrivano da sedimentazioni precedenti, come il mito di Mileagro che ho riscoperto per la mia ultima mostra Dal corpo intorno (alla Galleria Montrasio), dove i corpi subiscono la presenza di serpenti e del ceppo che arde che introducono il pigmento rosso su nero. Anche il luogo in cui espongo mi influenza così come è stato il progetto a Como in una ex caserma, dove ho studiato le tradizioni militaresche e l'immagine della pantera lavorando sulle schede oftalmiche del felino."

Milano si è scoperta ogni giorno più interessata alla promozione di giovani artisti, con la tendenza a permettere a tutti di creare arte. Condividi questa bramosia?
"Milano è da sempre stata interessata a questo mercato, anche nella mia esperienza berlinese ho constatato questo fervore che include galleristi, artisti, appassionati. Il problema è che c'è un mercato che richiede con una rapidità feroce. Io ho un processo di lavoro più lento e il mio fine ultimo non è schockare, ma lasciare lo spettatore davanti ad un attimo di silenzio, forse sì ammutolire, regalare intimità."
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