Intervista

Intervista a Gianluca De Angelis

Il mondo contradditorio del mestiere del comico

Non è dissimile da come lo si vede a Zelig. Incontrandolo in un circolo, come al S'agapò di Milano, potresti pensare che sia uno scrittore, un poeta, magari pure un filosofo, per i suoi modi quieti e che non danno nell'occhio. Invece, Gianluca De Angelis fa il comico. Dopo averlo visto varie volte esibirsi al Caravanserraglio, eccolo qui come ospite del reading poetico di Vincenzo Costantino Chinaski insieme alle musiche di Folco Orselli. Cogliamo l'occasione per conoscerlo di più.

E' la prima volta che intervisto un comico...cosa si chiede, suggeriscimi tu?
"Di solito chiedono se è vero che chi fa questo mestiere nella vita è triste..."No, non te lo chiedo...dai, raccontaci come hai iniziato a far il comico seriamente.
"A 21 anni mi sono iscritto ad una scuola qui a Milano e mi esibivo in coppia con un napoletano. Eravamo De Niro & De Bianco e proponevamo i nostri SCatch nei locali di cabaret."

Quando hai incominciato tu il cabaret non appariva alla televisione. Secondo te, è un bene che invece oggi sia entrato a fare parte della tv?
"Dieci anni fa il cabaret era solo per una nicchia e non c'era l'assillo del dover pensare a costruire dei pezzi che durassero 5 minuti, per i tempi televisivi. Però demonizzare la televisione è sbagliato, dal momento che essa fa in modo che anche chi non sa cosa sia il cabaret, si avvicini ad esso. Ora la gente è disposta ad ascoltarci, dal Nord al Sud Italia. E' pur vero che si sta attraversando un'abbuffata di comicità e non tutti hanno qualcosa da dire veramente. In certe situazioni, anche televisive, si potrebbe osare di più."

Com'è il mestiere del comico?
"E' il più contradditorio della terra. In esso si riversano la smania, lo star male, il voler far ridere e poi il pentirsi d'avere fatto ridere. Serve equilibrio. Il comico deve capire ciò che suscita le risa delle persone in maniera intelligente e nella maniera in cui vuole lui, deve sperimentare i diversi modi di stare sul palco e trovare il suo, per raggiungere la propria maturità artistica, che credo arrivi attorno ai 40 anni."

Ma non trovi che sia triste che si abbia bisogno di qualcuno che ci faccia ridere per mestiere, quando dovremmo essere capaci di ridere e sorridere grazie alle nostre vite?
"No...come servono gli avvocati o i salumieri, così anche il comico ha una sua posizione sociale. E' un'esigenza della società."

Secondo te, qual è l'animale col sorriso più bello?
"Non vorrei apparire scontato, ma penso sia il delfino."

E il cibo che ti fa più sorridere il palato?
"Il salame...di ogni tipo."

L'amarezza cos'è?
"E' una cosa indispensabile, la materia prima per la comicità. Si parte delle situazionispigolose per trasformarle e renderle comiche."

Sei felice?
"Assolutamente no - una breve pausa - ma anche assolutamente sì. Come dicevo prima la comicità è il luogo della contraddizione, l'accavallarsi di una tristezza assoluta e dell'estrema giovialità. La bravura sta nella capacità di coinvolgere gli altri. E' anche un atteggiamento molto egistico, poichè ti fa godere il fatto di riuscire a far ridere la gente proprio come vuoi tu."

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