Intervista a Franco Restaino

In principio era Yellow Kid, oggi è invasione di Manga. Di fumetti ce ne parla il volume "La Storia del Fumetto"

Mentre la Triennale di Milano rende omaggio ai comics con la mostra Fumetto International, a cura di Fausto Colombo e Matteo Stefanelli, tiro fuori dal mio scaffale il volume Storia del Fumetto (Utet, Euro 19,50) e ne parlo con l'autore.

Professor Restaino, quale responsabilità ha sentito addosso quando ha iniziato a scrivere questo libro?
“La responsabilità e l'impegno nella decisione di scrivere un libro sull'intera storia del fumetto sono stati il frutto di una riflessione sugli studi sul fumetto nel nostro paese e non solo in esso. A differenza di quanto è avvenuto in Italia negli anni sessanta e settanta del secolo  scorso, negli ultimi trent'anni la produzione critica sulla materia è stata pressoché inesistente. Cessate quasi del tutto le riviste di fumetto, caduta l'attenzione dell'editoria, grande e piccola, per tali studi, mi è sembrato che almeno due generazioni (degli anni ottanta e degli anni del nuovo secolo) rischiassero di peredere la memoria storica di questa forma d'arte, riconosciuta ormai, in alcuni paesi, a livelli ufficiali molto alti: studi universitari, musei, mostreinternazionali di grande valore".

Da lettore, quali sono le strisce che l'appassionano di più?
"Amo i fumetti che documentano innovazione, originalità, leggibilità, e che presentino questi caratteri sia nel disegno, nelle immagini, sia nel contenuto 'narrativo', nei testi. Quelli italiani che preferisco sono Pratt, Pazienza, Crepax e Jacovitti.  Tra gli statunitensi più recenti amo Frank Miller, Alan Moore, Chris Ware , Jerry Corrigan, stranamente non è stato ancora tradotto in Italia, e Joe Sacco). Tra i francesi, Tintin di Hergé e Asterix di Goscinny e Uderzo; Moebius e Bilal, David B. e qualche altro. Tra i giapponesi, Tezuka, Tsuge, Taniguchi e pochi altri".

Perché il fumetto made in Italy è in crisi mentre i manga giapponesi irrompono con prepotenza?
"I manga hanno invaso, gradualmente dagli inizi degli anni novanta, sia l'estremo oriente sia l'occidente. Chi entra in una fumetteria italiana, statunitense, inglese vede che oltre i due terzi del venduto sono di provenienza giapponese: I manga, con la produzione sterminata, riescono  a intercettare un pubblico di lettori e  lettrici fortemente differenziato, per fasce di età, di genere sessuale, di interessi, di tematiche, di condizione sociale e In Occidente c'è una stasi di creatività, nonostante i tentativi periodici dei grandi colossi editoriali di ridare lustro e nuove caratterizzazioni alle loro centinaia di supereroi e sepereroine, o di personaggi senza superpoteri (Tex, Diabolik e tanti altri)".

In questo volume l'analisi critica attenta e meticolosa non distoglie dal piacere della lettura. Quale è il segreto per tenere questo equilibrio?
"
Se c'è un equilibrio fra questi due aspetti, non c'è un segreto. L’ho scritti pensando non ai miei colleghi  e colleghe ma ai giovani e alle giovani interessati a una cultura lontana dalla chiacchiera e vicina invece ai testi, ai documenti".

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