Intervista a Franco Neri

Il comico ci racconta che per far ridere bisogna lavorare duramente

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Tutti i lunedì al Teatro Derby va in scena la nuova rassegna teatrale CabaRè, progetto ideato da Domenico Liggeri. Sul palco sono invitati i celebri protagonisti della comicità contemporanea per un confronto diretto con le nuove leve, come Raul Cremona, Paolo Migone e Franco Neri, che per l'occasione abbiamo incontrato. Il comico, diventato famoso grazie al personaggio del calabrese "Franco, oh! Franco" a Zelig, in realtà calca la scena da ormai trent'anni.

In CabaRè vieni omaggiato come un re della comicità, qual è il segreto del tuo successo?
"Lavorare seriamente, cercare di migliorare sempre senza accontentarsi mai. Per diventare famoso bisogna studiare e mettersi alla prova. Io ho avuto la fortuna di fare tante esperienze, dalla la tv al cinema. Sono alle prese con una nuova sitcom in veste di autore. Se lavori con il cuore e con professionalità ottieni buoni risultati".

Il tuo personaggio più famoso è quello del calabrese che hai proposto a Zelig: ti diverte ancora farlo?
"Di ogni personaggio, anche il più noto, ti innamori e ti disamori nello stesso momento. Ci sono personaggi che sono più forti in un determinato momento, ma anche quando ne inventi un altro quelli precedenti non li abbandoni mai del tutto".

È diverso far ridere in teatro o in tv?
"In teatro è più facile perchè c'è un contatto diretto. Io preferisco partire da elementi che appartengono al quotidiano di ognuno, perchè la gente si riconosce più facilmente e può riderne. In televisione il meccanismo è un po' più complesso perchè i tempi  sono diversi: devi costruire un pezzo di circa quattro minuti in cui racconti una storia che ha un inizio, diversi contenuti e un finale".

Qual è il genere di comicità che preferisci e su quale palco?
"La satira di costume, sia a teatro che sul piccolo schermo perché entrambe sono esperienze da cui puoi ricevere molto, se dai tanto ovviamente".

Spesso sei a Milano per lavoro, cosa ne pensi?
"Milano è la città del Cabaret  e sempre più della televisione. Una città tutta da vivere. Spero di tonarci molto presto in turnè".

Il pubblico milanese è caloroso?
"Io ho girato molto, ma non ho sentito grandi differenze tra nord e sud. Ti rapporti semplicemente in modo diverso. Io ho la fortuna di conoscere entrambe le realtà e di portarle sul palcoscenico".

Dopo tanti anni e esperienze, cosa vorresti ancora fare?
"Avere la possibilità di rifarle ancora meglio".

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