Intervista

Intervista a Francesca Molteni

Incontro con una delle fondatrici di Ultrafragola, la prima web tv dedicata al design, oggi piattaforma per tanti canali

Ultrafragola è stata la prima webtv dedicata al design in Italia, ma è anche una piattaforma che, proprio come quelle satellitari, permette di mandare in onda altri canali web. Dietro a questo progetto divenuto realtà il 18 aprile 2007 c'è la 3D Produzioni, cioè Didi Gnocchi e Francesca Molteni. Abbiamo incontrato prorpio quest'ultima per parlare di Ultrafragola e di design.

Francesca, puoi raccontarci come e attraverso quale strada è nata Ultrafragola?
"Da principio era una trasmissione in onda sul canale satellitare Cult Network, fino all'arrivo di Sky, poi molte produzioni italiane furono soppresse e ci siamo trovati a dover cercare altri spazi dove continuare a parlare di design, intanto organizzavamo alcune mostre. Poi abbiamo pensato al web. L'essere presenti 24 ore su 24 o in tempo reale e l'accessibilità del mezzo sono solo un paio degli aspetti della rete. Buttarsi nel nuovo progetto ha significato avere tutto da inventare, imparare tanto. Occorreva cercare il modo più adatto per parlare di contenuti che fino ad allora erano televisivi su un mezzo per noi nuovo".

Quando siete andati in onda per la prima volta?
"Siamo online dal primo giorno di Salone del Mobile del 2007. Da subito i risultatisono stati molto buoni, la media di contatti era alta da subito. Il picco di accessi l'abbiamo registrato quando a gennaio Yahoo selezionò Ultrafragola come miglior sito dedicato al design: registrammo 8000 accessi al giorno in media!".

Porti un cognome importante nel mondo della produzione design. Non per questo la tua strada era segnata. Com'è nata la tua passione per questo settore?
"Certamente la mia famiglia mi ha influenzato, ma ho avuto anche una fase di rifiuto, allontanandomi dall'ambiente. Ho studiato filosofia, ho lavorato a Roma, specializzandomi in regia alla Rai. Poi sono stata in America e al mio ritorno ho incrociato la 3D, occupandomi per il canale RaiSat Art di un'altra mia passione: l'arte, infatti mi sono laureata con una tesi su Kandinskij. Da lì al design il passo è stato breve".

Veniamo al design: credi che esistano dei "paletti", delle determinate caratteristiche che un oggetto di design debba avere per rientrare a pieno titolo nella categoria? Ormai si legge la parola "design" dappertutto: non rischia di farlo diventare un grande calderone lasciato alla confusione?
"Oggi è in atto una grande contaminazione tra cinema, arte, musica, anche il design non si esclude da questa commistione continua, che - tra l'altro -  genera grandi stimoli. Il web stesso può dare innumerevoli spunti sia come web design sia come produzione. Dobbiamo uscire però dal blocco in cui viviamo per cui se tutto è design, allora niente è design. Io credo che sia utile tornare a riflettere sul significato etimologico e storico della parola design, intesa come segno e come segno di un progetto".

Alcuni padri del design sono nomi italiani. Oggi restano le grandi aziende, i grandi produttori italiani, ma a dominare la scena sono i nomi stranieri. Si intravedono novità in questo senso?
"E' ancora presto per dirlo. Penso che stiamo vivendo un momento di transizione. Il design italiano ha conosciuto grandi personalità come Sottsass, Castiglioni, Magistretti e tanti altri: il loro potere culturale è ancora molto presente, sebbene qualcuno di loro non ci sia più. Questi designer sono diventati vere e proprie icone con cui è difficile fare i conti, trovo che possano essere stati (loro malgrado) un freno per le generazioni successive, che per diversi motivi non ha avuto la possibilità di imparare direttamente da quei maestri. Oggi il momento è propizio per dare spazio a nuovi nomi, che però ancora non vedo all'orizzonte. C'è qualche nome , ma secondo me non destinato a lasciare un solco deciso".

Ultrafragola è stata molto presente anche all'ultima edizione del Salone del Mobile. Quali sono le tendenze che pensi dureranno di più nel tempo?
"Premetto che non credo molto alle tendenze, ma è innegabile che un segnale forte e chiaro ci sia e si tratti del tema della sostenibilità e dell'ecologia. Non credo a certe esasperazioni dei verdi, ma questi ormai sono temi che riguardano tutti e che non si possono più ignorare. Più che una tendenza si tratta proprio di un atteggiamento, di una nuova consapevolezza".

Un altro tema ricorrente è la democraticità del design, di cui parla spesso Philip Starck. Ma viene spontaneo pensare che i costi di certi oggetti non sono esattamente alla portata di tutti.
"Vero, ma qualcosa sta cambiando in questa direzione. Inoltre, la democraticità del design passa anche attraverso iniziative come la mostra in corso in questi giorni al Cooper-Hewitt National Museum di New York, intitolata Design for the other 90%. Una manifestazione in cui si espongono oggetti creati per per migliorare la vita quotidiana delle popolazioni che vivono sotto la soglia di povertà. C'è per esempio una cannuccia a carboni attivi che permette di succhiare l'acqua anche da una pozzanghera, o una ruota container utile tanto per trasportare l'acqua dai pozzi, quanto per far giocare i bambini".

L'altro giorno stavo riflettendo sulla possibilità che tra mille e più anni generazioni di archeologi studieranno la mentalità dell'uomo del 2000 attraverso gli oggetti legati alla nostra epoca, rinvenuti da scavi e ricerche proprio come gli archeologi attuali fanno rispetto alle civiltà primitivie. E tra quegli oggetti, a parlare saranno anche le realizzazioni di design. E' così?
"La mostra Ieri Oggi Domani che avevamo organizzato a Giussano e che ora vorremmo far girare per l'Italia aveva proprio questo senso. Quello cioè di ripercorrere gli ultimi 50 anni di storia attraverso degli oggetti icone, come la Lettera 22 o la poltrona Sacco. Questi oggetti, nati per un uso quotidiano, sono stati via via posti sotto vetro come opere d'arte: la mostra che abbiamo organizzato voleva invece riportarli tra la gente, tra le persone, per loro sono nati. Quegli oggetti ci raccontano e ci aprono ancora oggi un mondo".

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