Intervista

Intervista a Flycat

Incontro con un veterano dell'arte underground a Milano

Dei writer negli ultimi tempi molto si è detto, molto si è scritto e quasi sempre i toni rasentavano la polemica. Sono tanti gli stereotipi intorno a questo mondo, ma già questa espressione appena usata indica anche come altrettanto spesso la street art venga percepita come appartenente a uno spazio lontano, diverso da quello che viviamo ogni giorno. Quel che è certo è che vale la pena conoscere, incontrare e ascoltare (in ogni senso, le parole, la musica, i brani) le persone che l'arte underground la vivono e la rinnovano. Milano è la città di Flycat.

Quando tu iniziasti la tua "carriera" da writer, incontrasti qui in città una persona molto importante nel panorama dell'arte underground: A-One.
"Di lui all'epoca non sapevo nulla, per me era semplicemente un amico, una persona normale. Lo frequentavo con il mio amico Sher, allora eravamo due ragazzini e ricordo ancora quando lo accompagnavamo nelle gallerie. Come quella volta, alla galleria di Salvatore Ala: A-One doveva  trattare per vendere un quadro straordinario: un dipinto dove vi era raffigurato  Mosè con le tavole della legge. A-One si girò verso di noi e ci disse: "Adesso voi aspettatemi qua, eh!". Anni dopo il suo assistente, il pittore Nicola Troilo mi disse che in quel periodo A-One non se la passava molto bene e infatti quel bellissimo quadro lo dovette praticamente svendere".

Un altro incontro fondamentale è stato quello con Phase 2.
"Sì, ma avvenne molti anni dopo. Lo conobbi di persona durante il mio primo viaggio a New York. Lui era già stato in Italia in occasione della  mostra "Arte di Frontiera" nel 1982: quelli erano anni di fermento per il writing, era un periodo davvero straordinario qui a Milano. Comunque, fino al mio viaggio a New York la nostra era un'amicizia di penna, avevo avuto i suoi contatti grazie a un'amica comune. Molti anni  dopo esserci conosciuti, Phase mi disse che quell’incontro aveva risvegliato in lui delle energie, grazie al fatto che i mie lavori in  qualche modo seguivano le sue orme, i suoi insegnamenti. Tra noi c'è stata forte amicizia e un importante scambio di energia che segno’ tutto il mio successivo sviluppo artistico".

Hai accennato alla scena milanese. Oggi come la vedi?
"Non mi interessa molto parlare di scena milanese, io guardo al mio. Però è vero che l'influenza del lavoro di Phase a Milano aveva contribuito a creare una specie di rinascita del writing in città, verso il 1992-93. C'erano ragazzi molto motivati, si organizzavano serate hip hop, battaglie di break dance. Ora tutto è cambiato: la break, l'hip hop, il writing, il rap sono vissuti come qualcosa di distinto l'uno dall'altro. Ci sono molti personaggi nell'ambiente che "vivono in un film", per usare l'espressione di un mio amico. Si atteggiano, vivono di stereotipi. A me sta bene così, purché queste persone non pretendano pure di avere voce in capitolo".

Da quale esigenza nasce la tua arte?
"Il writing non è stato la risposta a un'esigenza, ma un'occasione, l'unica occasione che allora mi era stata data".

Sempre di più tanti ragazzi vanno a fare esperienze all’estero e al loro ritorno in Italia soffrono e a volte tornano in pianta stabile oltre confine. Tu fai la spola tra Milano e Los Angeles, ti è mai venuta voglia di mollare tutto?
"Me lo chiedo ogni giorno. Però succedono degli eventi nella vita che ti portano a vivere in un determinato modo. Ora sarei dovuto essere in America, poi Al’Bee ovvero il mio socio per quanto riguarda l’ambito musicale nonché produttore esecutivo della Skill to Deal records, diventato padre da poco, mi ha chiesto se volevo gestire insieme a lui il suo negozio WAG (il primo store Hip Hop-Street wear in Italia in Via De Amicis 28 a Milano, n.d.r.) e allora ecco che sono qui. Mi fa sentire bene il fatto che la vita sia un continuo mutamento".

L'arte undergorund potrebbe un giorno essere nei manuali di storia dell’arte…
"L'arte underground è già nei manuali di storia!"

… e questa cosa fa arrabbiare molti…
"Io non sopporto queste persone che sono contro a prescindere. Io non giudico per categorie, per classi, io giudico le persone, perchè è la storia che ogni singola persona si porta dietro a contare. Un mio amico inaugurava una sua mostra in una galleria di New York, quando a un certo punto dei ragazzini si sono appostati fuori e hanno cominciato a dipingere sui muri: era una chiara provocazione contro uno street artist che esponeva in un posto "istituzionale". Peccato che del mio amico non ne sapevano niente: nemmeno che ha cominciato a dipingere 30 anni fa, che ha fatto certe cose... se le dovessero vedere, quei “tipetti” dovrebbero andare a nascondersi!"

Tra gli street artist il rapporto con i media è vissuto in maniera controversa. Tu hai pubblicato un libro, scrivi su diverse riviste, non sembra essere un problema questo per te.
"La comunicazione è fondamentale. Lo scambio di idee è fondamentale. Per questo non ho nessun problema a dire la mia su un giornale, a scrivere un libro. Ci può stare un periodo più radicale, in cui si vede tutto o bianco o nero, poi però si deve capire la necessità del confronto".

La musica di Flycat si può ascoltare sumyspace, all'indirizzo:
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