Intervista a Florence Noiville

La scrittrice francese parla del suo nuovo romanzo "La Donazione"

Florence Noiville ha un passato nel mondo della finanza, ma poiché la vita riserva sempre sorprese, eccola diventare giornalista e scrittrice. Dopo aver pubblicato una fortunata biografia di Isaac B. Singer, ha scritto il romanzo La Donazione (Garzanti, Euro 12,60), un libro non facile. Si legge d'un fiato, ma racconta di una donna che fin da bambina deve fare i conti con una madre depressa e che -diventata adulta- lotta con la paura che anche le figlie possano un giorno soffrire dello stesso male oscuro. Florence è una donna elegante dagli occhi chiari, da cui trapela un misto di timidezza e curiosità. Non è un caso che si definisca "giornalista letteraria" e conduca un talk show in cui intervista scrittori come Saul Bellow, Paul Auster, Umberto Eco o Roberto Saviano.

Togliamoci subito un dubbio, in questo libro il rapporto madre/figlia è sviscerato così bene da pensare che sia autobiografico o che l'autrice abbia grande capacità di introspezione. Delle due, l'una...
"Il libro è in parte autobiografico, ma non volevo raccontare di me, piuttosto
sviluppare il tema della depressione: è un argomento tabù, tra le persone e per i media. Recentemente in Francia sono state realizzate delle campagne pubblicitarie per far conoscere il problema, per non sottovalutare alcuni sintomi premonitori. Una ricerca ha svelato che un francese su cinque soffre o ha sofferto di questo male, oppure è a rischio".

Come si è documentata prima di affrontare un tema così delicato?
"Mi sono rivolta a psicanalisti e neurobiologi, il che mi ha permesso poi di usare nel
libro diversi registri, creando una commistione di linguaggi che ho trovato stimolante".

Il libro ha un centinaio di pagine, come mai tanta sintesi?
"Mi ero prefissa di arrivare presto al cuore della situazione, ma quello che volevo più di ogni altra cosa era riuscire a
raccontare una storia che andasse al di là delle culture, che potesse parlare a tutti. Mi ha molto lusingato il commento di Milan Kundera (lo scrittore ha definito il romanzo proprio come un libro in cui chiunque riesce a riconoscersi, n.d.r.). Ogni rapporto madre-figlia è complesso, mentre le pagine che ho scritto sollevano domande comuni: è possibile fermare il dolore?".

Il suo romanzo è denso di citazioni: Freud, Sylvia Plath, ma anche Winnicot e i miti greci. La lettura e la cultura hanno un posto speciale nella sua vita.
"Sì e per questo sono tanto innammorata del mio lavoro: quello che faccio è
trasmettere cultura, portare i messaggi di scrittori e pensatori alle persone. Evitiamo però il cliché della cultura sottovalutata, perché più che denunciare occorre spiegare ai ragazzi che c'è differenza tra l'essere e l'avere, tra il guadagnare denaro ed essere qualcuno, se stessi".

È sufficiente?
"Dobbiamo far capire l'importanza di riuscire a interpretare la realtà e il
mondo in cui viviamo, spiegare ai ragazzi che è legittimo avere un senso critico, porsi delle domande: i libri ne sollevano moltissime, a volte danno delle risposte, a volte no, ma ci dicono che non siamo soli, che esiste un serbatoio di idee e immagini comuni a tutti noi".

Internet che posto ha nella cultura e nella sua diffusione?
"Il web è un'occasione da cogliere. Stiamo attenti a demonizzarlo, come chi fece con la tv. Perché come ogni media, il problema non è se internet sia buono o cattivo in sé. Dipende sempre da chi lo fa, proprio come la televisione".

Ci tolga una curiosità: nella sua trasmissione televisiva, ha intervistato Roberto Saviano. Che impressione le ha fatto?
"Sono rimasta impressionata dalla sua determinazione e dal suo coraggio. Mi auguro che
vada avanti a scrivere e che pubblichi il suo nuovo libro sulla mafia".

© Copyright Milanodabere.it - Tutti i diritti riservati