Intervista a Fiorella Mattio

Ha un ruolo strategico all'interno della Fondazione Corrente di Milano, di cui ci rivela la storia e il futuro prossimo

News - Intervista

Possiamo definire Fiorella Mattio come la "Segreteria Organizzativa" della Fondazione Corrente, che fino al 26 giugno ospiterà la mostra fotografica 1956 America Pagana. E' importante la storia della Fondazione e non solo per la città di Milano, ma tutto questo sarà proprio Fiorella a spiegarcelo: una giovane esperta ed appassionata di arte e di tutto ciò che ruota intorno ad essa.

Fiorella, raccontaci un po' della Fondazione. Da dove nasce e perché? Cosa ha rappresentato nella storia degli intellettuali milanesi e quale ruolo ricopre oggi?
"La Fondazione Corrente nasce sulla storia della rivista omonima che raccoglieva, intorno al ’38, il movimento artistico e letterario di quegli anni. A 18 anni Ernesto Treccani, il figlio del famoso Treccani dell’enciclopedia, fonda una rivista che diventa per Milano il luogo di raccolta delle tendenze: è difficile individuare un vero e proprio gruppo di intellettuali, ma questo giornale, tra varie vicissitudini, accoglie gli articoli di Luciano Anceschi, Carlo Emilio Gadda, Salvatore Quasimodo e Umberto Saba, Antonio Banfi e Dino Formaggio, Alberto Lattuada e Luigi Comencini".

Il tuo tono è un po' nostalgico e ha ragion d'essere: quali sono però i fatti che hanno reso Corrente un movimento veramente originale nel panorama milanese?
"Vittorio Sereni pubblica Frontiera, la sua prima raccolta di poesie proprio per le edizioni di Corrente. Nel ’40 la rivista di Corrente viene chiusa ed il fermento intellettuale che raccoglieva si raduna attorno alla galleria d’arte. Quando nasce il movimento del realismo, Corrente accoglie fra gli altri Guttuso, Mucchi, Manzù, Sassu. Nel ’78 Ernesto Treccani crea la Fondazione Movimento di Corrente per recuperare la tradizione degli anni trenta e trasferire questo desiderio continuo di contaminazione tra pittura, scultura, poesia, filosofia, storia della filosofia e psicanalisi, che è lo spirito che anima ancora oggi le nostre iniziative."

Questo è un anno particolare, la fondazione compie 30 anni. Cosa avete in programma?
"Ci saranno un convegno ed una grande mostra a Palazzo Reale; inoltre verrà completata la catalogazione dell’archivio di Ernesto Treccani. È un’occasione per far conoscere meglio come opera la nostra fondazione e quali sono i nostri obiettivi: essere un veicolo verso la gente e tra enti e privati di fermento culturale e artistico."

(Fiorella sorride e con entusiasmo mi chiede: "Vuoi che vi racconti il nostro ultimo lavoro?”) Da intervistatrice a intervistata, comunque sì: parliamo di Federico Patellani di cui proponete alcune fotografie nella mostra America Pagana. Tutti lo conosciamo per avere fotografato le miss Italia nei camerini, Totò e gli attori famosi dell’epoca.
"E' stato un fotografo  innanzitutto organizzatissimo: aveva già venduto tutti i suoi servizi quando decide di partire per l’America Centrale, con Aldo Buzzi, Bianca Lattuada e Hugo Chiesa. Per sei mesi, nel ’56, visitano Messico, Guatemala, El Salvador, Costa Rica, Panama e altri paesi, che a vedere le foto non riconosceresti più."

Che documenti sono rimasti e cosa si può vedere in mostra?
"Patellani ha fatto circa cinque mila scatti, siamo riusciti a ricostruire tutto perché il fotografo numerava tutte le sue foto. In realtà, avevamo circa 500 stampe e di queste le 50 più interessanti sono state esposte sui pannelli a tema: Quetzalcoatl (il serpente piumato), Toritos, Voladores, Colorados e Lacandones. Le foto hanno tutte la didascalia scritta da Patellani: un vero e proprio racconto stenografico. Insieme al reportage viene realizzato un film, America Pagana, ne proietteremo un estratto il 18 giugno alle 18 presso la Fondazione."

Quindi è stato trovato anche il film?
"Sono state ritrovate 5 bobine alla cineteca di Bologna, si tratta del girato, non della pellicola definitiva perché ad esempio di un episodio si posseggono due versioni diverse. La cosa simpatica è che le foto sono i pezzi di vita quotidiana sul set improvvisato in un’America che faceva ciak per la prima volta. Per la maggior parte il film è costituito da un documentario, intervallato da quattro episodi tratti dai racconti degli abitanti del luogo, con attori locali non professionisti. Le foto del reportage sono la storia del documentario, c’è Bianca Lattuada con gli indios e le cineprese. 460 foto sono state ritrovate da Marina Marchesi, figlia di Bianca, che in occasione di questa mostra ha deciso di donarle al Museo di fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo. Come dire che la Fondazione Corrente continua la sua tradizionale opera di mettere a disposizione del pubblico ciò che era privato."

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