Intervista a Fernando De Filippi

L'arte come medicina per la felicità. Ecco il segreto del Direttore dell'Accademia di Brera dal 1991!

Sguardo attento e curioso. Ironia d'artista e professionalità di un buon Maestro. Questi sono gli ingredienti che hanno fatto in modo che il Professor Fernando De Filippi sia il Direttore dell'Accademia di Brera dal 1991. Non potevamo non andare a scoprire cosa lo rende così speciale... Forse perchè l'arte è una terapia e lui ci crede veramente.

Professor De Filippi, con l'avvento dei cordi triennali, com'è cambiata la struttura dei corsi?
"I corsi si strutturano con una sorta di doppio percorso formativo. Si inizia col triennio propedeutico per poi passare al biennio più professionalizzante in cui si approfondisce una materia. Per esemio il corso di Design si propone di recuperare il rapporto con le arti applicate alla vita di tutti i giorni. Abbiamo inoltre attivato un corso di formazione per i formatori di fotografia, scenotecnica, storia dell'arte."

Quali consigli per l'uso dell'Accademia si sente di dare ai giovani che vi entrino?
"Qui vi è una concezione dell'arte postrinascimentale, c'è fusion, comunione con l'arte. Fino al 1989 Brera era un unicum in Europa, per la Scenografia. E fino al 1926 il Liceo Artistico si trovava qui, prima che nascesse il Politecnico. Se si vuole fare l'artista questo è il luogo giusto. Certo, prima di tutto serve la poesia... quella o ce l'hai oppure non te la insegna nessuno. Però da noi si può imparare tutto ciò che viene aggiunto alla poesia dell'arte, dalla moda alla storia a quello che è legato ai lavori artistici."

Brera è un punto di riferimento per l'arte nel mondo. Ci sono molti studenti che provengo dall'estero?
"Abbiamo il tasso di internazionalità più alto di tutte le Università in Italia, il 33% di stranieri che provengono da 49 Paesi. Molti sono coreani e dell'Est Europa. Sono interessanti le dinamiche che si creano all'interno dell'Accademia che diviene una specie di comunione tra culture diverse, una sorta di piccola organizzazione di nazioni unite. Pur non sapendo l'italiano, gli studenti stranieri si fanno capire benissimo in inglese oppure col linguaggio universale dell'arte.  Chi frequenta Brera è solitamente un "irrequieto", nel senso creativo del termine, a cui piace rischiare."

Che ruolo ha avuto Brera nella storia?
"Da questo palazzo nasce la cultura moderna. Qui un tempo interagivano scienza ed arte, basti pensare a Volta e al Piermarini, al Parini e a Boscovich. Napoleone lo definì "Palazzo di lettere, scienze ed arte". Fino a un po' di tempo fa qui avevano sede il Museo del Castello e la Galleria d'Arte Moderna. Quando Maria Teresa d'Austria decise di fare costruire la Scala nel 1778, fra il Teatro e l'Accademia (nata nel 1776) iniziò lo scambio di artisti. Chi insegnava a Brera andava poi a lavorare alla Scala. E qui si teneva la Scuola egli Artefici, serale e festiva per coloro che erano impegnati nel cantiere della Scala."

E oggi come si colloca l'Accademia all'interno di Milano?
"Oggi Brera è una scuola moderna, legata a tutte le professioni della quotidianità. Come accade in Paesi il cui sviluppo è giovane, come India, Vietnam o Cambogia che investono nella creatività, così si fa qui. I professinisti creativi infatti non si alienano nel caos della società. Una delle fortune del nostro lavoro è che esso ci fa vivere bene. Come dico io... vivere dei propri hobby. Mi sento come un baco da seta. E produco seta perchè questa è la mia natura. In una città come Milano, dove la qualità della vita è sempre più bassa, questa scuola aiuta a stare meglio. E' un po' una terapia!"

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