Intervista a Federico Stragà

Una passione fuori dal tempo, Frank Sinatra, e il respiro della vita

7 gradi sotto zero, una piazza vestita a festa, e un salto indietro nel tempo con le canzoni di Frank Sinatra, proposte da Federico Stragà e il quartetto di prelibati musicisti jazz, Mauro Beggio (batteria), Paolo Vianello (piano), Edu Hebling (basso), Marco Castelli (sax). Siamo a Sondrio, è il 18 Dicembre e, dopo il bel concerto che, oltre alle splendide canzoni eseguite magistralmente sfidando il freddo, ci ha consentito di ammirare gli occhi di ghiaccio di Stragà, volto d'angelo e spirito intrigante, cerchiamo di scoprire qualcosa di lui. Siamo in un pub e Federico ha appena finito di giocare a freccette con il pianista, vincendo.

Federico, che bambino eri?
"Ero molto vivace. Come passatempi avevo quello della lotta coi maschi e del dottore con le femmine. Credo che l'infanzia sia il periodo più bello della vita e ne ho molta nostalgia, quasi da piangere. E' parecchio tempo che non piango."

Ricordi delle fiabe che ti piacevano in particolar modo?
"No, ma mi inventavo giochi violenti. Per esempio fingevo di essere l'incredibile Hulk, mettendomi addosso una busta della spesa strappata, amavo giocare a palle di neve o usavo il citofono come un telefono. Infastidivo le persone, però non lo facevo apposta o perchè fossi cattivo. Ero esagitato, ero molto innamorato della vita."

Anche ora respiri la vita? E ti trovi a tuo agio con le persone?
"Sì, respiro la vita. Per essere a mio agio dipende dalla compagnia in cui mi trovo. Posso essere simpatico o antipatico a giorni alterni a seconda del contesto. Mi fido del giudizio delle persone con cui mi trovo bene. Se un amico caro mi presenta una persona, quasi sicuramente starò bene con questa e viceversa."

Hai iniziato presto a cantare?
"No. Avevo 16 ani ed ero in collegio. Lì mi divertivo a fare le imitazioni dei cantanti, come Vasco Rossi. Poi ho iniziato a suonare la chitarra. In collegio stavo male e così ho terminato le scuole a Belluno, dove ho avuto due gruppi, gli SPC e la Stràgang, ispirandomi  a Lucio Dalla."

E l'Astronauta che fine ha fatto?
"L'Astronauta non era stata scritta da me, ma mi ha dato moltissimo seppur fosse lontana dal mio genere. Purtroppo molte persone non hanno capito il suo vero senso, cioè che parlava della morte in maniera scherzosa. Per il momento sono libero da contratti discografici, ma la scorsa estate è uscito il mio singolo "Il Semaforo"."

E come giunge il giovane Federico a Frank Sinatra?
"Sinatra è una delle mie passioni. Essendo la mia voce vicina alle voci baritonali dei clooner, non avendo mai cantato in inglese e avendo voglia di cantare delle canzoni immortali, ecco nascere il quintetto, quattro anni fa. Interpretare questi pezzi mi fa avvicinare ad un periodo storico che non c'è più, mi fa sentire fuori dal tempo, forse per il fatto che qui mi sento fuori luogo."

A che tempo senti d'appartenere?
"Al passato, però non troppo remoto. Credo agli anni '30-'40-'50."

Come ti senti ora che sei più grande?
"Sono aperto a tante altre possibilità. Grazie alle esperienze che ho alle spalle ho capito che il lavoro del cantante è un grande privilegio. Certo, adesso non mi capita spesso di giocare, ma mi piace ancora divertirmi con cose semplici, fare stupidaggini, come tirarsi la neve o la sabbia."

E' tardi e i musicisti sono stanchi...anch'io sono stanca e il freddo ha fatto la sua parte. Così l'intervista si conclude tra gli auguri di Buon Natale, ma riavremo presto sue notizie.

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